Vivere la Carità

Vivere la Carità

carita-color

Carità, porta della fede

La fede dei cristiani non è un generico credere in Dio. È qualcosa di molto più complesso dove c’è di mezzo non un Dio qualsiasi, ma quello che ci è stato raccontato da Gesù di Nazaret. Al di fuori di Gesù di Nazaret, se non avessimo conosciuto Gesù di Nazaret, di Dio e della fede in lui potremmo dire ben poco.
 È proprio perché abbiamo conosciuto Gesù di Nazaret che possiamo parlare di una fede “che si rende operosa per mezzo della carità”. Non dunque una fede qualsiasi, un credere che esiste qualcuno al di sopra delle nostre teste, ma una fede che deve vedersi, che non basta proclamarla a parole o in solenni liturgie. Una fede che deve dirsi attraverso l’esercizio della carità. A partire da Gesù la fede smette di essere una questione di conoscenza intellettuale. Questo non esclude il dovere e la possibilità di un ragionare sulla fede e quindi di una teologia e di una catechesi che faccia entrare gradualmente nei contenuti di quanto il Dio cristiano ha rivelato di sé. In contemporanea diventa anche necessario percorrere altri sentieri per entrare nella conoscenza del Dio cristiano: quelli rappresentati dalla carità. […] Nella fede cristiana bisogna volerci entrare, evitando il rischio di dare quasi per scontato che la fede sia una specie di automatismo, un presupposto ovvio del vivere comune.
In realtà non lo è mai stato, neppure quando si poteva parlare di società cristiana. Non lo è mai stato dal momento che la fede, per essere autentica esperienza cristiana, ha sempre dovuto passare attraverso le strettoie di una carità impegnativa. Già, perché se la parola “fede” è ambigua, lo è ancora di più la parola “carità” che nella storia degli uomini ha rischiato di essere stravolta da atteggiamenti deresponsabilizzanti, da visioni di corto respiro, dal desiderio di lavare coscienze impregnate di ingiustizia e sopraffazione.
 Se per noi cristiani la fede è fede in Gesù di Nazaret, allora in questa fede si può entrare non certo accontentandoci di qualche rito iniziatico, ma lasciandoci contaminare dall’umanità di Gesù, dal suo stile, dalla sua carità.
 Ecco perché possiamo parlare di una “porta della fede” rappresentata dalla carità: perché la carità, prima che essere virtù nostra, è l’essenza stessa di Gesù, è il sangue che gli scorreva nelle vene, è il criterio che ha guidato le sue scelte e il suo modo di stare in mezzo agli uomini. […] La carità, quella di Gesù, vissuta con umiltà e perseveranza, può essere il primo passo verso una fede non ancora pienamente consapevole e matura. Ma deve essere il criterio di verifica per poter parlare di una fede cristiana autentica.

Don Roberto Davanzo

quaresima-vert

Farsi prossimo

Ringrazio il Signore perché la nostra Chiesa è da sempre sulla strada di Gerico per soccorrere i bisognosi. […] Tuttavia le nuove povertà, tipiche del nostro tempo, che esplodono con particolare intensità nella nostra struttura sociale, come l’insicurezza del lavoro e della casa, la solitudine e l’emarginazione, il disadattamento dovuto all’immigrazione interna e estera, le forme di asocialità, le angosce esistenziali ecc. ci tengono continuamente sotto pressione, sferzano la nostra pigrizia, ci chiedono sempre nuovi interventi.

[…] Nella vita cristiana la carità ha indubbiamente il primo posto e non tollera incertezze e ritardi. Una riflessione organica e programmatica sulla carità chiede però di essere inserita in un cammino di fede. La carità infatti è inseparabile dalla vita di fede. Nella carità i singoli credenti e tutta la chiesa esprimono se stessi, la loro profonda identità. Orbene l’identità profonda del cristiano e della Chiesa è la sequela, il discepolato, l’obbedienza, la testimonianza nei confronti di Gesù.

[…] La carità passa dalla comunione alla comunità… una comunità cristiana, proprio in forza della comunione, coltiva l’amicizia fraterna, è attenta ai bisogni di tutti, suscita vocazioni al servizio generoso del prossimo, si apre ai problemi del mondo, accoglie i più piccoli, i più poveri, gli ultimi, cerca le vie concrete della pace, favorisce gli itinerari della riconciliazione, esercita un influsso benefico sulla vita sociale e politica.

(Dalla lettera pastorale del Card. C.M. Martini “Farsi prossimo”)

L’azione caritativa della nostra parrocchia

L’obiettivo principale dell’azione caritativa di una parrocchia è partire da fatti concreti, cioè bisogni, risorse, emergenze, per realizzare percorsi educativi finalizzati al cambiamento concreto negli stili di vita ordinari dei singoli, delle comunità e dei gruppi, in ambito ecclesiale e civile. Potremmo riassumere la finalità dell’azione caritativa in queste parole chiave: ascolto, osservazione, discernimento, coordinamento, promozione. I gruppi e le associazioni di azione caritativa nella nostra parrocchia sono: Caritas, Gruppo Missionario, San Vincenzo, Sacumè e Voce. La Caritas opera con varie modalità: Centro di ascolto, Progetto neo-nato, Sportello orientamento lavoro, Sportello dipendenze, Accoglienza, Alzheimer Cafè.

« ottobre 2018 » loading...
L M M G V S D
19
26
29

DOWNLOAD

Icon

Per una ecologia umana integrale 294.23 KB 2 downloads

...
Icon

La Carità nelle Scritture 52.53 KB 2 downloads

...

    NEWSLETTER

    Gli avvisi domenicali in anteprima via mail: più efficaci del don!

    immagine-4

    Linee guida emerse dal Sinodo per l’area caritativa

    Un’icona teologica introduttiva

    ”La Carità non è altro che la forma relazionale che assume la fede quando s’incontra con la realtà degli altri, dei poveri anzitutto. I cristiani non vivono la Carità perché sono buoni ma perché ne hanno bisogno per vivere: senza la Parola di Dio, senza l’Eucaristia, senza la Carità non possono vivere” (Dalla relazione: “Comunione, Corresponsabilità, Missione” di don Roberto Davanzo)

    Vivere la carità

    Una comunità può dirsi realmente cristiana quando diviene testimonianza viva e concreta della Carità, punto di riferimento per tutti coloro che la compongono, che la attraversano, ed anche per coloro che la “osservano” solo dall’esterno. Assumere lo stile dell’accoglienza reciproca, eliminando i giudizi e i pre-giudizi! “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie Colui che mi ha mandato.” [Mt 10, 40] Un autentico cammino di accoglienza cristiana necessariamente nasce come cammino personale. Accogliere se stessi con vera umiltà, cioè divenire sempre più consapevoli del proprio limite e del proprio peccato, ma altrettanto ed indiscutibilmente certi dello splendore della propria dignità di figli di Dio, è la condizione necessaria per accogliere l’altro, perché anch’egli è figlio di Dio, come me. Allora un passo dopo l’altro si può giungere anche fino ad accettare positivamente la caritatevole correzione di un fratello o una sorella, che favoriscono così la crescita personale e della Comunità secondo il Vangelo. Solo a queste condizioni la Comunità vive la Carità cristiana, può concretamente e credibilmente aprire le sue porte come casa di tutti evitando di chiudersi in piccoli gruppi. Le porte spalancate sono segno del reale desiderio di ospitare e servire ogni fratello nel quale il Signore Gesù Cristo vive e si fa’ presente. Una Comunità è cristiana, quando come un Corpo unico formato dalle sue diverse membra, vive l’accoglienza a cuore aperto, in ogni direzione verso l’interno e verso l’esterno.

    Formazione permanente

    Si rivela necessaria una formazione permanente e continuata: la carità non va mai improvvisata! Perché è l’opportunità preziosa dove l’essere e il divenire cristiani e Comunità cristiana si offre sempre come annuncio del Vangelo che è al contempo impegno caritativo. La carità non và intesa solo come il fare – qualche cosa che è comunque già programmato – ma anzitutto si mostra come la sensibile attenzione alla cura di ogni persona! Questa è la “lieta notizia”: che siamo amati come figli e per questo possiamo amare i fratelli! Bisogna essere “attrezzati” per osservare e analizzare i bisogni, ma soprattutto appassionarsi alle persone! Per questo è necessaria una formazione spirituale e logistica, qualificata e idonea per rilevare ed interpretare adeguatamente i bisogni emergenti delle persone. Questo permette anche di migliorare il lavoro in sinergia, cercando con ogni sforzo condiviso possibile di individuare le soluzioni migliori possibili. Tre obiettivi fortemente condivisi da perseguire per rinnovare la sensibilità comunitaria alla Carità:

    – Favorire una maggior e migliore conoscenza dei servizi e delle attività che vengono svolte.

    – Necessità di comunicazione e condivisione dei progetti e dei programmi caritativi comunitari.

    – Sostenere forme di interazione tra i vari gruppi.

    Sensibilizzazione e informazione

    Sarà importante sensibilizzare maggiormente alla conoscenza e alla pratica della Carità fin dai percorsi formativi dell’iniziazione cristiana. Sarà importante trovare le modalità per far partecipe la Comunità delle iniziative già in atto in ambito giovanile. Rendere maggiormente protagonisti i giovani.

    Assumersi la responsabilità della carità

    È opportuno non delegare ma assumersi in prima persona l’impegno di essere osservatore dei bisogni emergenti. Di che impegno si tratta?

    – Puntare a rimuovere le cause del disagio di turno per favorire l’autonomia della persona

    – Non limitarsi alla soluzione di situazioni che richiedono solo un intervento immediato.

    – La Comunità Ecclesiale (tutti i battezzati) ha il compito di interpretare la realtà offrendone una lettura cristiana per stimolare e provocare le strutture socio-politiche a indirizzare tutti gli sforzi verso soluzioni concrete ai gravi problemi emergenti (lavoro, casa, anziani fragili, solitudine, immigrazione, dipendenze, disagi familiari, etc..).

    – Operare per favorire l’azione educativa verso le persone aiutate e una loro assunzione di responsabilità. (individuare e proporre delle forme di sussidio temporaneo da restituire in tempi concordati.)

    Momenti comunitari, comunità solidale e interazione con realtà locali

    Si provveda a formare una Commissione del CPP sulla Carità per promuovere ed organizzare, 2-3 volte all’anno, momenti comunitari al fine di favorire interscambi tra i gruppi (esempi: presentazioni, open-day, conferenze, ritiri spirituali, Lectio divina/catechesi, cene e pranzi comunitari etc…). Si operi per favorire la crescita di solidarietà concreta nella Comunità. (ad esempio: proporre forme di tutoraggio delle famiglie. Individuare delle famiglie “tutor” che con discrezione si avvicinino e supportino le famiglie in difficoltà). È opportuno individuare e proporre forme di collaborazione con le realtà politiche locali per trovare soluzioni concrete negli ambiti di intervento ritenuti urgenti quali lavoro, anziani in difficoltà, casa. (esempi: censimento degli anziani in difficoltà, accordi con commercianti per agevolare la spesa quotidiana, accordi con imprenditori locali, Confcommercio e Confesercenti per formule di assunzione di tipo apprendistato.)

    Coinvolgimento di professionisti

    È opportuno, anche, favorire il coinvolgimento di professionisti e artigiani per qualche intervento gratuito a favore dei bisognosi (per esempio dentista che segue una persona all’anno). Inoltre ogni parrocchiano può/deve partecipare alla crescita della comunità mettendo a disposizione il tempo, i talenti e i carismi che lo Spirito Santo gli ha donato (catechista, educatore, allenatore, animatore liturgico, volontario, etc…) e che proprio nella Comunità cristiana può scoprire e offrire. Tra di essi ci sono le stesse competenze professionali.

    NOTIZIARIO

    Non hai ancora scaricato l’ultimo numero del notiziario parrocchiale mensile?

    QUICK SEARCH