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«(I cristiani) dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. A dirla in breve, come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani».

Così scriveva un anonimo autore nei primissimi decenni del cristianesimo, a dimostrazione che l’essere seguaci di Gesù di Nazaret non poteva mai autorizzare a nessuna “fuga dal mondo”, ma semmai spingere all’assunzione di una precisa responsabilità: quella di esserne l’anima.

In vista della imminente consultazione elettorale da cui scaturirà la Giunta che governerà la nostra Città per i prossimi cinque anni, il Consiglio Pastorale Decanale ha discusso, approvato e diffuso un breve documento dal titolo “Una città alla vista di tutti”, rivolto anzitutto a coloro che si candidano ad amministrare Sesto San Giovanni, ma anche a tutta la cittadinanza, specie quella si riconosce nel pensiero della Chiesa Cattolica.

In queste brevi note non desidero anzitutto commentare il documento che è a disposizione da alcuni giorni di chi volesse farlo oggetto di riflessione e confronto, ma semmai di spiegarne il senso, affinchè la fede di tutti possa trovarne giovamento, una fede incarnata e attenta a quanto accade nella città degli uomini, convinti che seppure dal Vangelo non viene una sola opzione politica e amministrativa, la dottrina sociale della Chiesa – che dal Vangelo scaturisce – si pone come punto di riferimento nella edificazione del bene comune.

È finita da tempo immemorabile la stagione dell’unità politica dei cattolici, ma non potrà mai finire l’esigenza di una unità valoriale di quanti si riferiscono e posseggono – per dirla con San Paolo – “il pensiero di Cristo”. Ecco allora il tentativo – attraverso questo documento – di maturare un comune denominatore che, rispettoso delle diverse anime ed opzioni in cui si articola il mondo cattolico, possa giungere alla dignità di un pubblico pronunciamento.

Ribadisco: intendiamoci almeno su una base valoriale in modo tale che i cattolici che “vinceranno” le elezioni si sentano impegnati a tradurre nel modo meno infedele possibile tali valori in scelte che tengano conto delle diverse opinioni presenti nella maggioranza che governerà la città. La politica è l’arte del possibile e ai politici che si ispirano alla dottrina sociale della Chiesa non chiediamo di attuare la città di Dio in terra, ma di fare di tutto affinchè le scelte concrete che verranno deliberate siano il più vicino possibile all’ideale di città e di uomo che dalla Rivelazione cristiana scaturisce.

Abbiamo diffuso questo documento ai candidati sindaco, non certo per attenderci ritorni o commenti da parte loro. Lo abbiamo fatto per dire che su questa base valuteremo l’operato della Giunta che uscirà dalle urne e che su questi elementi desidereremo confrontarci nel cammino che si apre davanti ai passi di tutti.

In chiusura, ed in riferimento alla citazione con cui abbiamo aperto questo editoriale, penso possa tornare utile quanto scriveva il card. Martini nella sua lettera pastorale del 1991 Alzati, va’ a Ninive, la grande città: «Come il cristiano è anima della città? Lo è anzitutto con l’eucaristia, con la preghiera, con il sacrificio nascosto, con le beatitudini vissute nella quotidianità: ciò irradia e fa missione. Ma viene il momento in cui questa irradiazione può farsi simile anche a quella non solo dell’umile candeliere, ma anche della città sul monte. Così la chiesa può essere chiamata a testimonianze pubbliche sui grandi temi religiosi ed etici che stanno alle radici del vivere insieme nella città».

Don Roberto Davanzo





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