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L’infelice episodio accaduto domenica 23 dicembre al termine della messa delle 8.30 e che mi ha visto coinvolto con un signore non vedente e il suo cane-guida, merita da parte mia una qualche precisazione. La cosa è stata oggetto di interventi giornalistici e di una diffusione sui social che – come spesso accade – ha scatenato commenti che non possono non generare amarezza, se non altro perché basati su una comunicazione a senso unico (quella del signore non vedente) che non prevede alcuna possibilità di “difesa” (la mia).
Questo signore aveva già frequentato la nostra Chiesa di Santo Stefano accompagnato dal suo cane-guida che, specie nel percorso per accostarsi all’eucaristia, non aveva mancato di abbaiare, forse perché innervosito dal contesto, dalla folla, dai canti, …
Al termine della messa del 23 dicembre, quando l’abbaiare del cane si è ripetuto più volte, mi sono permesso di far notare al padrone del cane che questa cosa per me era motivo di preoccupazione, visto che in Chiesa vengono persone di ogni età e persone che di fronte agli animali provano disagio e paura. Gli ho proposto o di lasciare il cane nel locale della buona stampa per recarsi all’altare con una delle volontarie, o di permettere che un ministro gli portasse la comunione dove lui suole sistemarsi con il cane, in fondo alla Chiesa. O addirittura di essere accompagnato in Chiesa da casa sua e a casa sua poi venire riaccompagnato.
Queste mie proposte non hanno sortito alcun effetto, alcuna possibilità di negoziazione per arrivare ad una soluzione che tutelasse le fatiche e i disagi di tutti. Ho provato a spiegargli che è compito di un parroco – ben lungi da qualsiasi atteggiamento padronale – garantire celebrazioni ordinate in cui chiunque possa sentirsi a suo agio.
La discussione è finita lì, con una fredda stretta di mano e con la dichiarazione – da parte di questo signore e mortificante per me come per ogni parroco – che avrebbe cercato una Chiesa più accogliente.

Subito dopo Natale questo signore ha esposto la sua versione dei fatti sui social, che è stata ripresa da alcuni organi di stampa. Pochi dei quali si sono preoccupati di chiedere la mia versione e le motivazioni del mio gesto.
Come già dicevo non posso non rappresentarvi l’amarezza per quanto è seguito in termini di insulti sulla rete e telefonate arrabbiate cui non ho neppure potuto rispondere per esporre la mia lettura dell’accaduto.

Mi sembra invece importante far notare come in questi anni non ho mai ostacolato – né intendo farlo – rispetto alla presenza di cani in Chiesa, affidandomi alla discrezione e al buon senso dei loro proprietari. Un atteggiamento di ospitalità che ovviamente può reggere fino a quando la presenza di uno o più cani in Chiesa non finisca per generare timori o comunque disturbo.

Spero proprio di potere incontrare di nuovo la persona con cui c’è stato questo incidente, anzitutto per scusarmi se i miei modi in quell’occasione sono stati un po’ bruschi e per dirle che sarei contento di averla ancora tra i frequentanti le nostre liturgie. Mi piacerebbe poter riprendere con lui la chiacchierata per definire un modus operandi che tuteli tutte le forme di fragilità che frequentano le nostre Chiese. Anche quella di chi ancora fa fatica a rapportarsi al mondo del più fedele amico dell’uomo, il cane.

Don Roberto Davanzo





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