Vivere la Formazione

Vivere la formazione

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Un incontro sempre attuale

L’educazione è un’esigenza costitutiva e permanente della missione della Chiesa, che impegna a verificare e rinnovare gli itinerari educativi delle comunità cristiane, così come emergono nella catechesi, nella vita liturgia, nella testimonianza della carità, nell’iniziazione cristiana e nella varie attività formative. Che cosa significa educare e formare cristiani, ossia uomini e donne che costruiscono la vita e le scelte fondamentali attorno alla relazione con il Dio di Gesù Cristo, e si lasciano interpellare quotidianamente dall’esigenza liberante del Vangelo? Come iniziare alla vita di fede le giovani generazioni, in modo che il rapporto con Dio e l’appartenenza alla Chiesa segnino la propria esistenza? Come educare al desiderio della vita sacramentale, della preghiera, della spiritualità, del confronto quotidiano con la s. Scrittura, al senso cristiano del tempo in una società che non disprezza la dimensione religiosa, la fede, Dio, ma di cui non ne sente forse il desiderio?

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    Linee guida emerse dal Sinodo per l’area formazione

    Assumere il compito di trasmettere la fede

    Compito della comunità cristiana non è quello di erogare servizi o corrispondere puntualmente al bisogno religioso delle persone, ma quello di trasmettere la fede:

    – Trasmettere la fede nel contesto in cui ci troviamo ad operare significa anzitutto evangelizzare! Spesso, infatti, le persone cui ci sentiamo mandati e a cui dobbiamo trasmettere la fede sono persone che non hanno grande dimestichezza con la buona notizia del vangelo e poca pratica per ciò che riguarda i tempi e le forme della vita cristiana. Per essere precisi facciamo riferimento a tre categorie di persone:

    1) i non battezzati, il cui numero è in decisa crescita: basti pensare alla massiccia presenza di immigrati non cristiani, presenti sul territorio, ma anche alle nuove generazioni tra le quali sono abbondantemente presenti, piccoli, adolescenti, giovani, ormai già anche adulti i cui genitori non hanno ritenuto opportuno procedere ad una iniziazione cristiana.

    2) i battezzati il cui Battesimo è restato senza risposta. Nonostante i sacramenti ricevuti, vivono di fatto lontani dalla Chiesa, su una soglia mai oltrepassata. Per loro la fede non va ripresa, ma rifondata; il dono sacramentale va riproposto nel suo significato e nelle sue conseguenze”.

    3) i battezzati la cui fede è rimasta allo stadio della prima formazione cristiana: una fede mai rinnegata, mai del tutto dimenticata, ma in qualche modo sospesa, rinviata.

    – Per riferimento alle persone che frequentano e sono disposte ad accogliere le proposta cristiana trasmettere la fede ha anche il significato di educare alla fede, cioè far crescere la fede, sostenerla e qualificarla, nella consapevolezza che essa, sempre, implica un imprescindibile cammino di maturazione.

    Una rinnovata attenzione alla Parola

    Perché l’impegno di educazione alla fede e di evangelizzazione risulti coerente ed efficace occorre rimettere al centro la Parola di Dio. Sia per riferimento al metodo narrativo che essa usa e che dovrebbe diventare il nostro modo abituale di parlare di Dio, sia per riferimento al kerygma in esso contenuto che dovrebbe ricondurre la predicazione ecclesiale all’essenza dell’evento fondatore.

    – È importante promuovere e sponsorizzare incontri e percorsi che favoriscano l’ascolto, la comprensione e l’approfondimento della Parola di Dio.

    – È importante curare e qualificare la predicazione ordinaria perché diventi occasione di un proficuo incontro con la Parola.

    – È importante che nei singoli cammini catechetici e formativi, alla Parola sia dato il debito spazio e la necessaria attenzione.

    La cura dei cammini formativi

    La preoccupazione per la trasmissione della fede deve indurre la comunità a predisporre percorsi formativi che accompagnino le persone nelle diverse fasi della vita attraverso una proposta adeguata. Alla base deve esserci la volontà di istruire con chiarezza e completezza circa le verità della fede e le sue implicazioni, ma, anche, il desiderio di mostrare la pertinenza di tali verità con il vissuto reale delle persone.

    – È importante, pertanto, che, oltre all’iniziazione cristiana che svolge indiscutibilmente un ruolo fondamentale nell’educazione alla fede, vengano programmati e sostenuti percorsi indirizzati alla cura dei bambini in età prescolare, dei ragazzi e degli adolescenti, dei giovani, degli adulti e degli anziani.

    – È importante che la proposta, dentro un contesto culturale in continuo mutamento, oltre alla necessaria preparazione catechetica, preveda un serio lavoro conoscitivo nei confronti di coloro a cui ci si rivolge al fine di intercettarne effettivamente il vissuto .

    – Molto dell’efficacia di un intervento educativo e di un’azione formativa dipende dalla qualità delle relazioni che si è in grado di costruire con coloro a cui ci si rivolge. Sarà pertanto importante, sia che si parli di ragazzi, sia che si parli di adulti, porre grande attenzione alle dinamiche relazionali favorendo la dimensione del gruppo e sollecitando la condivisione della vita.

    – Sarà importante non dimenticare gli adulti che dovranno essere, contrariamente a quanto spesso accade, oggetto di grande attenzione e di grande cura pastorale. Il contesto di vita nel quale sono immersi li rende particolarmente fragili e bisognosi di essere sostenuti e nutriti, e la loro naturale responsabilità di genitori ed educatori li rende strategicamente indispensabili in un’ottica di accompagnamento delle nuove generazioni.

    La necessità della rete

    Trasmettere la fede è lavoro di una comunità, non del singolo individuo. Il motivo è da ricercarsi nella natura stessa della fede, oltre che nella persuasione che un’azione concertata e condivisa guadagni in termini di efficacia e incisività. È, infatti, proprio della fede aspirare ad abbracciare tutta intera l’esistenza di una persona: il percorso biografico dell’individuo (le fasi della vita) e, non di meno, quella tessitura di esperienze nelle quali egli si rende riconoscibile nel tempo. È proprio l’intento di abbracciare l’intera esistenza di coloro cui ci si rivolge ad esigere non un’azione isolata, ma una pluralità di interventi coordinati e integrati dentro un progetto unitario.

    – È bene che i percorsi formativi anche se destinati ad una fascia d’età precisa, siano pensati dentro un progetto unitario comune allo scopo di favorire la continuità e la fluidità dell’itinerario educativo.

    – È importante creare occasioni che favoriscano la conoscenza dei vari percorsi e delle metodologie usate e incrementare la collaborazione tra i vari soggetti operanti nella formazione pastorale.

    – Nell’ottica di mettere in rete le risorse e di favorire l’interazione dei soggetti educativi, particolare cura deve essere messa nel costruire una vera e propria alleanza educativa con i genitori dei bambini e dei ragazzi, consapevoli che il loro contributo non è marginale in ordine alla trasmissione della fede.

    La formazione degli operatori

    Grande responsabilità spetta a coloro che operano in maniera attiva nell’organizzazione e nella realizzazione dei vari percorsi formativi. Tra i fattori che determinano la riuscita o meno di un’azione educativa, l’impegno e la competenza degli operatori e dei catechisti assume un rilievo di prima grandezza.

    – Si raccomanda di predisporre incontri formativi destinati a catechisti ed educatori allo scopo di assicurare loro la necessaria formazione e facilitarne il ricorrente aggiornamento. Si ritiene utile, a tal scopo, programmare incontri parrocchiali, sollecitare cammini specifici da proporre a livello decanale ed evidenziare le proposte già attive a livello diocesano per favorirne la partecipazione.

    – È bene che gli operatori dispongano di una figura responsabile di riferimento che svolga funzione di accompagnamento, di supervisione e di coordinamento.

    – Non solo la qualità e l’impegno degli educatori, ma anche il loro numero diventa decisivo in ordine alla realizzazione di un’impresa educativa che si fa sempre più ardua e difficile. Pertanto, sarà importante lavorare intensamente nella prospettiva del reperimento delle risorse, sollecitando le persone a mettere in gioco le proprie competenze e il proprio tempo.

    Il protagonismo dei laici

    Se è vero che il contesto in cui il laico è chiamato a trasmettere la fede è anzitutto quello della vita quotidiana e se è vero che la modalità con la quale primariamente assolve al suo compito educativo è la testimonianza, è altrettanto vero che non può esimersi dal farsi carico dell’istanza educativa della comunità cristiana di cui fa parte. Il suo contributo non è da intendersi nei termini di una semplice e disinteressata collaborazione, ma piuttosto in termini di autentica corresponsabilità. Sarà importante coinvolgere maggiormente i laici sia in ambito di progettazione, sia in ambito di realizzazione, valorizzandoli per le competenze che sono loro specifiche.

    Trasmettere la fede con stile

    Non si trasmette la fede unicamente attraverso incontri formativi, ma anche attraverso lo “stile” con cui ci si offre agli altri.

    – Per essere testimoni di Vangelo ciò che diciamo dobbiamo anzitutto viverlo noi stessi: è la coerenza della vita che ci rende credibili nell’annuncio.

    – Per essere testimoni di Vangelo è importante che le persone che si avvicinano alla comunità trovino un ambiente aperto e fraterno e persone che, anziché giudicare, sappiano accogliere.

    – Per essere testimoni di Vangelo è importante curare la relazione interpersonale, consapevoli che da essa passa la vera trasmissione della fede.

    La valorizzazione dell’oratorio

    In un’ottica di trasmissione della fede è importante che all’oratorio sia restituita la sua originaria funzione educativa, attraverso la qualificazione degli spazi e delle attività proposte.

    – I percorsi formativi sono parte predominante dell’offerta educativa dell’oratorio e, pertanto, devono essere oggetto di particolare cura.

    – Proprio perché luogo di passaggio è importante che l’oratorio si proponga anche come luogo in cui è resa visibile l’offerta educativa dell’intera comunità.

    – È importante che l’oratorio sia recepito come luogo di educazione anche da coloro che non aderiscono alle proposte formative e da coloro che lo sfruttano prevalentemente come spazio di gioco.

    – Sarà importante trovare occasioni e forme concrete in cui la comunità parrocchiale possa rendere percepibile la sua presenza educativa.

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