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Ho partecipato alcuni giorni fà ad un convegno organizzato dalla Fondazione Comunitaria Nord Milano dal titolo intrigante: Il lascito. Un futuro del verbo donare. Si trattava di una tavola rotonda su un tema tanto delicato quanto decisivo per il futuro del variegato mondo del terzo settore, di cui fa parte la Chiesa con le sue articolazioni territoriali che sono le Parrocchie. Dicevo che l’argomento è delicato: si parla infatti di testamenti, dunque delle ultime volontà che ciascuno di noi può manifestare rispetto all’uso che – dopo la nostra morte – vogliamo si faccia del nostro patrimonio, piccolo o grande che sia. Argomento delicato, perchè ha a che fare con la nostra morte alla quale, senza pagane scaramanzie, siamo chiamati a prepararci. Un testamento è una cosa seria: lì ci si gioca l’opportunità di recuperare occasioni perdute, la possibilità di chiudere in pace la nostra vita. Non dobbiamo vergognarci di parlare di testamento, perchè siamo convinti che significa parlare di futuro, di un futuro nel quale altri uomini e donne, fratelli e sorelle, possano trovarsi bene. Un futuro in grado di vedere prolungato l’impegno per la giustizia e il bene comune che hanno segnato la vita di tante persone.

Ma la questione dei lasciti testamentari è anche decisiva per il mondo del welfare, dell’assistenza alle persone più ultime ed indifese, sempre meno protette da una organizzazione dello Stato che non riesce più a garantire determinati servizi. 

Ecco che deve intervenire il tanto evocato principio di sussidiarietà che però ha bisogno di risorse economiche adeguate per poter camminare. Recenti studi mostrano come in Italia sia stimata la presenza di un ingentissimo patrimonio privato che – anche a motivo della vertiginosa denatalità – se non incanalato adeguatamente grazie a precise disposizioni testamentarie, rischierebbe di finire assorbito dallo Stato italiano. Se ne sono accorte le abilissime organizzazioni non governative internazionali che hanno attivato abili strategie di raccolta fondi attraverso campagne pubblicitarie veicolate dai media italiani.

L’appello è dunque quello di prepararsi anche da questo punto di vista alla nostra morte. Con serenità e lucidità, desiderosi di fare pace con la vita. Per esempio ricordandosi della Parrocchia in cui si è vissuto, magari si è stati battezzati, si è ricevuta la Cresima e la Prima Comunione, dove ci si è sposati, dove si sono salutate le persone più importanti della nostra vita. Fare pace con la vita può significare dedicare il nostro ultimo pensiero a chi continuerà ad annunciare il vangelo, a chi si occuperà dei più piccoli, a chi cercherà di alleviare le difficoltà dei più poveri.

Per le nostre Parrocchie i lasciti testamentari sono molto importanti perchè permettono la pianificazione e lo sviluppo di progetti innovativi e a lungo termine. 

Le normali offerte coprono appena le spese ordinarie: solo i lasciti testamentari ci consentiranno di affrontare manutenzioni straordinarie o di incamminarci in progetti in grado di rispondere alle sempre nuove esigenze che siamo chiamati ad affrontare.

Il testamento è un atto semplice, un atto libero, sempre revocabile e dà la certezza che i propri risparmi e il proprio patrimonio vadano alle persone che si amano di più e alle cause in cui si crede. Anche dopo la nostra morte.

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