Vivere la Liturgia

Vivere la liturgia

liturgia-color

Un incontro sempre attuale

L’incontro del tempo e dell’Eterno, compiutosi nelle meraviglie della storia della salvezza, viene ad attualizzarsi in modo sempre nuovo nella liturgia della Chiesa: in essa la Trinità mette le sue tende nel tempo, e il tempo si riconosce accolto nell’amore vivificante della Trinità. Nella liturgia la Trinità si offre come “dimora” e come “patria” dell’esistenza redenta: in essa il credente non sta davanti all’Eterno come uno straniero davanti all’irraggiungibile trascendenza, ma entra nelle profondità di Dio, lasciandosi avvolgere dal mistero delle relazioni divine nella comunione della Chiesa, vera “icona della Trinità”.

La liturgia è dunque il luogo in cui la Trinità – eterno evento dell’Amore – entra nelle umili e quotidiane storie dell’esodo umano, e queste a loro volta entrano liberamente e sempre più profondamente nel mistero delle relazioni divine. L’ethos liturgico è perciò quello della vita corrispondente alla buona novella, dove l’uomo ha tempo per Dio, perché Dio ha avuto tempo per l’uomo, e il tempo entra nell’eternità, perché l’eternità è entrata nel tempo: l’ethos di coloro che resi nuovi dall’amore che viene dall’alto, cantano con la vita il cantico nuovo dell’amore, in una perenne liturgia di lode e di riconoscenza. “Novi novum cantamus canticum!” (Sant’Agostino).

tempo-pasquale

Il tempo Liturgico: Tempo Pasquale

Il Tempo Pasquale, che ha inizio con la grande Veglia del sabato santo e termina dopo cinquanta giorni con la celebrazione della solennità̀ della Pentecoste, persegue l’obiettivo di dilatare nel tempo l’esperienza gioiosa dell’incontro con il Signore risorto.  Un incontro, quello con Gesù risorto, che si perpetua nella memoria viva della fede dei credenti e nell’esperienza mistica e sacramentale della liturgia, soprattutto dell’Eucarestia. Ecco perché il Tempo Pasquale è il tempo eucaristico per eccellenza. È, infatti, soprattutto nell’Eucaristia che il Signore risorto si fa presente ed opera nella sua Chiesa ed è nell’Eucarestia che si rende viva ed attuale l’azione misteriosa del Risorto, così che noi diventiamo contemporanei a Lui e veniamo realmente coinvolti nell’opera della nostra redenzione. Come se si trattasse dello svolgimento dell’unico mistero della Pasqua di Gesù questo tempo si dispiega a partire da tre importanti solennità̀: Pasqua, Ascensione e Pentecoste. La Pasqua segna l’ingresso del Cristo glorioso nella vita di Dio a segnare in modo irreversibile il nostro destino e quello dell’umanità intera: la vita del Risorto entra con forza nella nostra vita e la trasforma; portiamo così in noi già̀ la vita eterna.
L’Ascensione segna per Cristo il punto culminante del grande movimento di esaltazione, con cui Dio corona il suo abbassamento per noi, fino alla morte di croce.
La Pentecoste, compimento dell’unica grande celebrazione Pasquale, celebra l’effusione sulla Chiesa dello Spirito del risorto che ci rende dinanzi al mondo testimoni della Risurrezione e capaci di vita nuova. Una vita che si lascia guidare dalla fede e stimolare dalle esigenze della carità̀, una vita libera che vince tutte le tristezze del male con l’Alleluia di Pasqua.

« maggio 2017 » loading...
L M M G V S D
1
3

DOWNLOAD

Icon

La liturgia e la sua storia 173.92 KB 7 downloads

...
Icon

Il senso teologico della liturgia 75.36 KB 5 downloads

...

    NEWSLETTER

    Gli avvisi domenicali in anteprima via mail: più efficaci del don!

    immagine-4

    Linee guida emerse dal Sinodo per l’area liturgica

    Impegno nella formazione liturgica

    La formazione liturgica va intesa a più livelli:

    – Uno più remoto che prevede l’inserimento dell’”educazione alla liturgia” dentro i cammini formativi ordinari. (iniziazione cristiana, medie, adolescenti etc…)

    – Uno più circostanziale che prevede, qualora ce ne fosse bisogno, un’istruzione circa i significati, le regole e gli adempimenti richiesti dalla liturgia per riferimento ad alcune celebrazioni o parti di celebrazioni (es. la liturgia delle ore, la recitazione comune dei salmi, i cori etc …).

    – Uno più formale che impone la cura o la creazione di didascalie, introduzioni e quant’altro possa aiutare la comprensione di un dato gesto o di una data celebrazione.

    – Uno legato alla necessità di giungere preparati all’ascolto della Parola. Prevede l’offerta di strumenti che aiutino la comprensione e la meditazione delle letture o di alcune di esse. (didascalia introduttiva alla lettura, foglio settimanale con i commenti delle letture della domenica successiva, etc)

    – Uno più celebrativo che prevede la valorizzazione, in determinati contesti, di alcune parti della celebrazione o di alcuni gesti, con l’intento di aiutarne la comprensione.

    Cura della dimensione “significante”, ovvero, “estetica” della liturgia

    Prerogativa di ogni linguaggio è quella di comunicare … Il modo proprio di comunicare della liturgia è quello del simbolo: gesti e segni che “significano”, ovvero rendono accessibile il significato, e lo rendono accessibile nella sua forza di attrazione. Spesso, però, la poca affezione nei confronti del linguaggio simbolico, da una parte, e la deriva intellettualistica che segna profondamente le nostre esperienze comunicative, dall’altra, inducono a trascurare tali segni (considerati a volte solo folklore …), in nome della parola e del concetto. Si tratta, dunque, di rimettere in evidenza gesti e segni, potenziandone la forza espressiva e curandone in modo peculiare la forma.

    Insistenza sulla “forma” (non solo sulla “dimensione” …) comunitaria della celebrazione. Che cosa significa?

    – Il soggetto dell’azione celebrativa non è il singolo individuo con il suo personale bisogno religioso, bensì una comunità che partecipa coralmente e, nella comunione con Gesù, ritrova motivazioni e nuova energia per accrescere e temprare i propri legami. Si tratta, dunque, di valorizzare quei gesti – o crearne di nuovi – che favoriscano l’accoglienza e l’interazione tra le persone. (scambio della pace, spesso schiacciato dalla Presentazione dei doni, accoglienza, nomi dei battezzati etc…)

    – Segno di unità è certamente l’unanimità e la coralità della partecipazione che andrà promossa con indicazioni precise di stile celebrativo e con scelte che favoriscano l’uniformità. Detto questo, si tenga pure conto del diritto “naturale” che a ciascuno sia consentito di esprimere la propria fede in modo “personale” in conformità con la propria esperienza, con la propria sensibilità e con la propria storia.

    – Il fatto che soggetto dell’azione liturgica sia la comunità, e non una comunità ideale o astratta, ma una comunità concreta, suggerisce l’opportunità, laddove è possibile, di promuovere un serio lavoro di personalizzazione e “declinazione” perché il rito e i suoi contenuti non appaiano asettici e formali (Preghiera dei fedeli … etc …), fermo restando che soggetto della celebrazione è non immediatamente la comunità particolare, ma la Chiesa nella sua interezza e in essa la comunità celebra la propria fede.

    Decentramento della figura del prete e relativo recupero della ministerialità laicale

    L’attenzione, spesso eccessiva, sulla figura del prete e sul ruolo che svolge all’interno della celebrazione deve essere oggetto di un’attenta ricalibrazione:

    – In primo luogo, perché determina nei suoi confronti attese enormi (quasi come se l’esito della celebrazione dipendesse interamente da lui …) e gli attribuisce responsabilità obiettivamente fuori portata, con il rischio, per giunta, di indurre la delegittimazione degli altri soggetti e la creazione di alibi che, certo, non aiutano la comprensione della verità profonda e a volte “indecifrabile” del rito.

    – In secondo luogo, perché questa attenzione eccessiva tradisce un approccio teologicamente ed ecclesiologicamente problematico al tema della “presidenza” che dovrebbe essere il ruolo proprio del sacerdote all’interno dell’azione liturgica.

    – In terzo luogo, perché l’investimento sulla figura del prete scoraggia la corresponsabilizzazione dei laici e l’assunzione di quelle responsabilità che sono tipiche della ministerialità laicale.

    Costituzione di un repertorio musicale

    Si tratta di creare un repertorio di canti comune e condiviso che, o in forma cartacea o digitale, si imponga come riferimento nell’intento di favorire una maggiore qualificazione dell’esperienza musicale e una maggiore omogeneità delle celebrazioni.

    Qualificazione del canto liturgico e introduzione della figura della guida

    Riconosciuta l’importanza che l’animazione musicale riveste all’interno della celebrazione, pare decisivo costituire un gruppo di guide del canto, che, debitamente preparate, si impegnino a guidare l’assemblea e a sostenerne il canto, in maniera non occasionale, ma strutturata.

    Visibilizzazione dell’unità tematica della celebrazione o del tempo liturgico

    Si tratta di mettere in luce, attraverso la scelta dei canti, attraverso didascalie o monizioni e attraverso pannelli illustrativi, il tema portante della celebrazione, che è desumibile, di volta in volta, o dai testi biblici, o dal tempo liturgico, o dalla caratterizzazione propria delle domeniche.

    NOTIZIARIO

    Non hai ancora scaricato l’ultimo numero del notiziario parrocchiale mensile?

    QUICK SEARCH