Vivere la Liturgia

Vivere la liturgia

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Un incontro sempre attuale

L’incontro del tempo e dell’Eterno, compiutosi nelle meraviglie della storia della salvezza, viene ad attualizzarsi in modo sempre nuovo nella liturgia della Chiesa: in essa la Trinità mette le sue tende nel tempo, e il tempo si riconosce accolto nell’amore vivificante della Trinità. Nella liturgia la Trinità si offre come “dimora” e come “patria” dell’esistenza redenta: in essa il credente non sta davanti all’Eterno come uno straniero davanti all’irraggiungibile trascendenza, ma entra nelle profondità di Dio, lasciandosi avvolgere dal mistero delle relazioni divine nella comunione della Chiesa, vera “icona della Trinità”.

La liturgia è dunque il luogo in cui la Trinità – eterno evento dell’Amore – entra nelle umili e quotidiane storie dell’esodo umano, e queste a loro volta entrano liberamente e sempre più profondamente nel mistero delle relazioni divine. L’ethos liturgico è perciò quello della vita corrispondente alla buona novella, dove l’uomo ha tempo per Dio, perché Dio ha avuto tempo per l’uomo, e il tempo entra nell’eternità, perché l’eternità è entrata nel tempo: l’ethos di coloro che resi nuovi dall’amore che viene dall’alto, cantano con la vita il cantico nuovo dell’amore, in una perenne liturgia di lode e di riconoscenza. “Novi novum cantamus canticum!” (Sant’Agostino).

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Il tempo Liturgico: Tempo dopo il martirio di San Giovanni Battista

Nello sviluppo dell’anno liturgico la festa del Martirio di san Giovanni segna la profonda unità sussistente tra l’Antica e la Nuova Alleanza ed evidenzia contemporaneamente la nuova economia di salvezza cui, nella Chiesa, tutti gli uomini di tutti i tempi sono chiamati ad essere partecipi, “nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo” (Tt2,13). Fin dall’età tardo antica l’ordinamento liturgico della Chiesa milanese prevedeva una specifica Domenica post Decollazione, caratterizzata dalla pericope evangelica poi conservatasi lungo i secoli.
Dopo la prima Domenica, che configura Giovanni quale ultimo profeta dell’Antica Alleanza inviato a rendere direttamente testimonianza all’adempimento delle promesse di Dio a Israele, l’ordinamento delle letture viene sviluppando nelle Domeniche immediatamente successive una serie di temi d’ordine cristologico, che evolvono  in senso ecclesiologico con l’approssimarsi della Domenica della Dedicazione: si va dal mistero del Cristo Unigenito del Padre, alla sua presenza permanente nella Chiesa quale Pane di Vita, ai suoi comandi sintetizzati nel precetto dell’amore, alla diffusione del suo annuncio di salvezza tramite i suoi inviati, al riflesso del regno presente nella comunità dei credenti in lui.

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La liturgia e la sua storia 173.92 KB 17 downloads

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Il senso teologico della liturgia 75.36 KB 9 downloads

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    Linee guida emerse dal Sinodo per l’area liturgica

    Impegno nella formazione liturgica

    La formazione liturgica va intesa a più livelli:

    – Uno più remoto che prevede l’inserimento dell’”educazione alla liturgia” dentro i cammini formativi ordinari. (iniziazione cristiana, medie, adolescenti etc…)

    – Uno più circostanziale che prevede, qualora ce ne fosse bisogno, un’istruzione circa i significati, le regole e gli adempimenti richiesti dalla liturgia per riferimento ad alcune celebrazioni o parti di celebrazioni (es. la liturgia delle ore, la recitazione comune dei salmi, i cori etc …).

    – Uno più formale che impone la cura o la creazione di didascalie, introduzioni e quant’altro possa aiutare la comprensione di un dato gesto o di una data celebrazione.

    – Uno legato alla necessità di giungere preparati all’ascolto della Parola. Prevede l’offerta di strumenti che aiutino la comprensione e la meditazione delle letture o di alcune di esse. (didascalia introduttiva alla lettura, foglio settimanale con i commenti delle letture della domenica successiva, etc)

    – Uno più celebrativo che prevede la valorizzazione, in determinati contesti, di alcune parti della celebrazione o di alcuni gesti, con l’intento di aiutarne la comprensione.

    Cura della dimensione “significante”, ovvero, “estetica” della liturgia

    Prerogativa di ogni linguaggio è quella di comunicare … Il modo proprio di comunicare della liturgia è quello del simbolo: gesti e segni che “significano”, ovvero rendono accessibile il significato, e lo rendono accessibile nella sua forza di attrazione. Spesso, però, la poca affezione nei confronti del linguaggio simbolico, da una parte, e la deriva intellettualistica che segna profondamente le nostre esperienze comunicative, dall’altra, inducono a trascurare tali segni (considerati a volte solo folklore …), in nome della parola e del concetto. Si tratta, dunque, di rimettere in evidenza gesti e segni, potenziandone la forza espressiva e curandone in modo peculiare la forma.

    Insistenza sulla “forma” (non solo sulla “dimensione” …) comunitaria della celebrazione. Che cosa significa?

    – Il soggetto dell’azione celebrativa non è il singolo individuo con il suo personale bisogno religioso, bensì una comunità che partecipa coralmente e, nella comunione con Gesù, ritrova motivazioni e nuova energia per accrescere e temprare i propri legami. Si tratta, dunque, di valorizzare quei gesti – o crearne di nuovi – che favoriscano l’accoglienza e l’interazione tra le persone. (scambio della pace, spesso schiacciato dalla Presentazione dei doni, accoglienza, nomi dei battezzati etc…)

    – Segno di unità è certamente l’unanimità e la coralità della partecipazione che andrà promossa con indicazioni precise di stile celebrativo e con scelte che favoriscano l’uniformità. Detto questo, si tenga pure conto del diritto “naturale” che a ciascuno sia consentito di esprimere la propria fede in modo “personale” in conformità con la propria esperienza, con la propria sensibilità e con la propria storia.

    – Il fatto che soggetto dell’azione liturgica sia la comunità, e non una comunità ideale o astratta, ma una comunità concreta, suggerisce l’opportunità, laddove è possibile, di promuovere un serio lavoro di personalizzazione e “declinazione” perché il rito e i suoi contenuti non appaiano asettici e formali (Preghiera dei fedeli … etc …), fermo restando che soggetto della celebrazione è non immediatamente la comunità particolare, ma la Chiesa nella sua interezza e in essa la comunità celebra la propria fede.

    Decentramento della figura del prete e relativo recupero della ministerialità laicale

    L’attenzione, spesso eccessiva, sulla figura del prete e sul ruolo che svolge all’interno della celebrazione deve essere oggetto di un’attenta ricalibrazione:

    – In primo luogo, perché determina nei suoi confronti attese enormi (quasi come se l’esito della celebrazione dipendesse interamente da lui …) e gli attribuisce responsabilità obiettivamente fuori portata, con il rischio, per giunta, di indurre la delegittimazione degli altri soggetti e la creazione di alibi che, certo, non aiutano la comprensione della verità profonda e a volte “indecifrabile” del rito.

    – In secondo luogo, perché questa attenzione eccessiva tradisce un approccio teologicamente ed ecclesiologicamente problematico al tema della “presidenza” che dovrebbe essere il ruolo proprio del sacerdote all’interno dell’azione liturgica.

    – In terzo luogo, perché l’investimento sulla figura del prete scoraggia la corresponsabilizzazione dei laici e l’assunzione di quelle responsabilità che sono tipiche della ministerialità laicale.

    Costituzione di un repertorio musicale

    Si tratta di creare un repertorio di canti comune e condiviso che, o in forma cartacea o digitale, si imponga come riferimento nell’intento di favorire una maggiore qualificazione dell’esperienza musicale e una maggiore omogeneità delle celebrazioni.

    Qualificazione del canto liturgico e introduzione della figura della guida

    Riconosciuta l’importanza che l’animazione musicale riveste all’interno della celebrazione, pare decisivo costituire un gruppo di guide del canto, che, debitamente preparate, si impegnino a guidare l’assemblea e a sostenerne il canto, in maniera non occasionale, ma strutturata.

    Visibilizzazione dell’unità tematica della celebrazione o del tempo liturgico

    Si tratta di mettere in luce, attraverso la scelta dei canti, attraverso didascalie o monizioni e attraverso pannelli illustrativi, il tema portante della celebrazione, che è desumibile, di volta in volta, o dai testi biblici, o dal tempo liturgico, o dalla caratterizzazione propria delle domeniche.

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