Vivere la Parrocchia

Vivere la parrocchia

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Parrocchia: una Chiesa di popolo

La parrocchia è la Chiesa in cui si coglie e si vive la dimensione di popolo, dell’essere Chiesa come popolo. È la dimensione della Chiesa che ci è data: non scegliamo di essere Chiesa in un modo, in un altro, in un altro ancora. Lì la Chiesa ci viene offerta come un dono senza che ci sia dato di scegliere noi, il parroco, gli orientamenti pastorali o i compagni di viaggio nel nostro vivere la fede. Lì i compagni di viaggio e li troviamo tra i più diversi: il bambino, l’anziano, l’adulto, la persona colta, quella semplice, quella che ha una spiritualità biblica o ecumenica o quella della carità. Lì insieme si fa Chiesa in una dimensione in cui l’universalità e quindi l’accogliersi l’un l’altro come dono prevale su dimensioni elettive che sono pure legittime ed interessanti, ma che restano elettive. È la Chiesa che è per tutti, a portata di mano di tutti, a disposizione di tutti.

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PRETI & SUORE

Davanzo don Roberto | parroco

Gariboldi don Andrea | vicario parrocchiale

Perego don Luigi | vicario parrocchiale

Luisella Grassi | Ausiliaria Diocesana

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Ripartire dalla Chiesa delle origini

Atti degli Apostoli (16,2-15)

 Percorrendo le città, trasmettevano loro le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani di Gerusalemme, perché le osservassero. Le Chiese intanto andavano fortificandosi nella fede e crescevano di numero ogni giorno. Giunti verso la Mìsia, cercavano di passare in Bitìnia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro; così, lasciata da parte la Mìsia, scesero a Tròade. Durante la notte apparve a Paolo una visione: era un Macèdone che lo supplicava: «Vieni in Macedonia e aiutaci!». Salpati da Tròade, facemmo vela direttamente verso Samotràcia e, il giorno dopo, verso Neàpoli e di qui a Filippi, colonia romana e città del primo distretto della Macedonia. Restammo in questa città alcuni giorni. Il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove ritenevamo che si facesse la preghiera e, dopo aver preso posto, rivolgevamo la parola alle donne là riunite. Ad ascoltare c’era anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo. Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò dicendo: «Se mi avete giudicata fedele al Signore, venite e rimanete nella mia casa». E ci costrinse ad accettare.

La dimensione missionaria.

Oggi come allora si parla di una Chiesa in missione, di una Chiesa “in uscita” verso periferie che non sono solo geografiche, ma anche sociali, culturali ed esistenziali. Non, dunque, una chiesa arroccata dentro i propri spazi per paura di smarrire ciò che la identifica e non una chiesa immobile e statica capace solo di attendere chi va verso di essa, ma una chiesa che va, una Chiesa che varca i confini, una chiesa missionaria…

La dimensione esistenziale dell'annuncio

Oggi come allora avvertiamo con forza l’urgenza di un annuncio che si offra all’uomo come principio di vita buona e promessa di compimento, più di quanto si proponga come dottrina da conoscere o legge da osservare. Ed è in questa prospettiva che casa e strada devono tornare ad essere i luoghi privilegiati dell’evangelizzazione, esattamente come fu al tempo della comunità apostolica: luoghi accessibili alla testimonianza quotidiana della fede da cui traspare la gioia di una vita piena.

La dimensione interculturale della comunicazione ecclesiale

È noto a tutti come la preoccupazione per la diffusione dell’Evangelo abbia costretto la chiesa delle origini ad entrare in rotta di collisione con le culture e i sistemi filosofici del tempo e come tale scontro, ben presto divenuto incontro, abbia contribuito a dare “forma” al messaggio cristiano. Oggi, come allora, la comunicazione del vangelo non può prescindere dal dialogo fecondo con la cultura diffusa, né può evitare il confronto, e lo scontro a volte, con le dinamiche del sentire comune.

La condizione di minoranza

Ai tempi degli apostoli la chiesa era minoranza perché, agli inizi della sua avventura, poteva godere di poche risorse e di un gruppo di appartenenti esiguo, per quanto motivato, incapace di incidere sul sentire diffuso e di spostare gli equilibri della società. Oggi lo è perché, a dispetto delle apparenze, sono pochi i cristiani che, nelle parrocchie e nei gruppi, s’impegnano veramente a testimoniare il vangelo e a costruire la comunità e la loro voce, sia a livello di ricezione pubblica, sia a livello d’incidenza personale, è per lo più soffocata dall’invadenza di altre voci ben più assordanti e capaci di indirizzare l’audience a proprio piacimento. Dunque, una minoranza … a cui è chiesto, oggi come allora, di essere lievito e seme non attraverso un dispiegamento imponente di forze, ma attraverso l’affidabilità della propria personale testimonianza.

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