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La buona politica è al servizio della pace

«La buona politica è al servizio della pace». Questo è il titolo del messaggio per la 52^ giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2019. Senza ignorare il ruolo che ogni singolo deve giocare nel costruire relazioni pacificate (con se stessi, con l’altro e con il creato) papa Francesco pone sotto i riflettori le condizioni politiche grazie alle quali la pace smette di essere solo una pia illusione. E lo fa in negativo e in positivo.
In negativo, indicando quelli che sono i vizi in cui facilmente incorrono coloro che hanno responsabilità politiche e amministrative e che tolgono credibilità e autorevolezza, generando – specie nel mondo giovanile – una sfiducia paralizzante. Vizi come “la corruzione … la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali …, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio”.
In positivo, il papa prende in prestito quelle che il Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyễn Vãn Thuận – fedele testimone del Vangelo, perseguitato e detenuto per lunghi anni e morto nel 2002 – aveva coniato:

Beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo.
Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità.
Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse.
Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente.
Beato il politico che realizza l’unità.
Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale.
Beato il politico che sa ascoltare.
Beato il politico che non ha paura.

Affermare che solo “una buona politica è al servizio della pace” significa allora mettere in guardia da ogni forma di governo della cosa pubblica incapace di lungimiranza e di andare alla radice vera dei mali che aggrediscono il vivere civile.
Mi permetto due esempi tratti dalla cronaca delle ultime settimane. Il primo riguarda l’attentato ai mercatini di Natale di Strasburgo dello scorso di dicembre. Dopo l’attentato abbiamo scoperto che il killer di Strasburgo era solo, non faceva parte di una rete. Lo avevano già processato e condannato più volte, ma in prigione questi estremisti non si correggono, anzi diventano più estremisti. La prigione è il luogo e lo strumento che la Giustizia usa con lo scopo di convertire e riconciliare con la società i nemici della società, e invece diventa spesso il luogo e lo strumento con cui i nostri nemici diventano più nemici. Non conosco le prigioni francesi, ma ho visitato quelle italiane. Non sono fatte per migliorare il detenuto. Son fatte per ‘macerarlo’. Con il risultato che chi entra in un carcere finisce spesso per uscirne peggio di quando vi è entrato. Incattivito e con l’idea di essere la vittima, non il colpevole.
Il secondo esempio si riferisce alla sentenza con cui il Tribunale di Milano ha condannato il Comune di Lodi a retrocedere rispetto alla disposizione che escludeva i bambini di famiglie straniere dalle mense scolastiche in assenza di documentazione di indigenza proveniente dai Paesi di origine. Il giudice ha contestato al Comune di Lodi una palese condotta discriminatoria avendo preteso – per concedere determinate facilitazioni alle famiglie straniere – certificazioni di non possesso di beni immobili nei Paesi di origine, Paesi in cui spesso il catasto neppure esiste o non funziona. Brandire slogan come «prima gli italiani» è un inganno a danno dei cittadini-elettori. La politica che sfrutta il rancore e alimenta contrapposizioni sociali, anche prescindendo da valutazioni di natura etica, di fatto promette misure semplicemente impossibili da attuare secondo l’ordinamento vigente. Una politica così non è solo iniqua, ma illusoria. Può raccogliere consensi, ma non attuare i programmi che proclama. Con l’unico risultato di generare sentimenti cattivi, rancorosi e ultimamente conflittuali.
Davvero, solo la buona politica può essere al servizio della pace. E allora continuiamo a sognarla, con i piedi per terra.

Don Roberto Davanzo





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