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Due i pilastri su cui poggiava il progetto dei padri fondatori: la centralità della persona e la pace

Domenica 26 di questo mese di maggio 2019 tutti i cittadini europei saranno chiamati a rinnovare il parlamento di questa realtà preziosa e fragile che chiamiamo Unione Europea.

Preziosa perché è il realizzarsi – ancora incompleto – di un sogno scaturito dalle macerie della II guerra mondiale. Un sogno che scommetteva sulle comuni radici dei popoli europei, radici rappresentate dalla cultura greca, dal diritto romano, dall’esperienza religiosa ebraica e cristiana.

Certo, si tratta di un sogno solo parzialmente realizzato e infatti parlavo volutamente di “fragilità”. Nessuno ignora le inadempienze e le ambiguità che hanno caratterizzato questi primi decenni dell’Unione Europea, il forte potere esercitato da alcuni Paesi talvolta a scapito di altri, gli egoismi emersi in modo particolare nel rifiuto di una equa distribuzione dei migranti che approdavano sulle coste meridionali dell’Europa. Nessuno ignora che il colore che ha dominato in questi anni è stato quello dell’economia e della finanza, al punto che qualcuno ha coniato lo slogan “Europa dei banchieri e non dei popoli”.

Malgrado questo è mia opinione che non ci è lecito, come cristiani e come cittadini, essere tentati dalle sirene deliranti dei nazionalismi e dei sovranismi, forieri di orizzonti di conflitto e contrapposizione. Non ci è lecito, perché ormai i nostri ragazzi sono già cittadini europei, vanno a studiare negli altri Paesi dell’UE. Non ci è lecito perché anche grazie a questo sogno seppure imperfetto il nostro continente sta godendo del più lungo periodo di pace che mai abbia conosciuto nella sua storia.

E allora sosteniamo il sogno europeo, come cristiani e come cittadini. Sosteniamolo partecipando al voto del 26 maggio, scegliendo candidati portatori di una visione, di uno sguardo lungimirante capace di mostrare il fascino di questo cammino di comunità europea e avvertire la forza del cammino compiuto, non soltanto criticando gli aspetti problematici, ma apprezzando i risultati in condizioni di pace e di collaborazione che si sono stabiliti tra i Paesi membri.

Sosteniamolo senza dimenticare che all’origine c’erano tre personaggi – Schuman, Adenauer e De Gasperi -, che professavano e vivevano la loro appartenenza alla Chiesa cattolica come un elemento determinante anche nel loro sguardo politico. Quindi all’origine della comunità europea stanno tutti i popoli d’Europa che hanno aderito, però questi tre personaggi cattolici dicono certamente di una impostazione. Perciò i cattolici e la Chiesa cattolica di oggi ritengono doveroso e anche promettente il cammino della comunità europea.

Due i pilastri su cui poggiava il progetto di questi padri fondatori: la centralità della persona e la pace. L’Europa è nata a partire dal riconoscimento del valore di ciascuno come persona a prescindere dalle condizioni economiche e dalle disponibilità finanziarie, dal livello culturale, dal Paese di provenienza. Ogni persona è un soggetto di dignità e di libertà. Poi dobbiamo sostenere questo progetto, convinti che uno degli esiti di questo sogno è la costruzione di un mondo di pace. Come già ricordavo l’Europa si è avviata a diventare comunità dopo il disastro delle due guerre mondiali, dopo aver sperimentato come i sentieri di guerra portano in abissi terribili. Quindi la condivisione dei problemi economici e sociali può essere un cammino di pace che porta al futuro. In questi due aspetti, persona e pace, i percorsi sono quelli della solidarietà: sentirsi impegnati a condividere perché non ci sia chi è talmente imprigionato nella sua povertà da sentirsi almeno autorizzato alla ribellione e alla violenza nei confronti di persone che godono privilegi e condizioni favorevoli.

Don Roberto Davanzo





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