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Da pochi giorni abbiamo ricevuto una Via Crucis che colmerà un “vuoto” nella chiesa dell’Assunta. L’abbiamo scoperta ed acquistata in uno dei negozi che vendono prodotti di ulivo a Betlemme, durante il pellegrinaggio in Terra Santa dello scorso agosto. Quanti frequentano l’Assunta troveranno un ulteriore ausilio artistico per meditare sul cammino della croce di Gesù.  Ma che senso ha parlare di Via Crucis nel mese di novembre quando ormai la chiesa ambrosiana entra piuttosto nel tempo di Avvento, memoria della prima venuta del Signore Gesù nella umiltà della carne e profezia del suo ritorno definitivo nella gloria? Insomma, parlare di Via Crucis in questo momento dell’anno non è un po’ “fuori stagione”? Raccolgo la provocazione e ne approfitto per raccontare alcune cose. Anzitutto che sono grato a quanti hanno aderito con entusiasmo e generosità al progetto di dotare anche l’Assunta di una Via Crucis che manca dai tempi della sua ristrutturazione, avvenuta esattamente dieci anni orsono. Il progetto si è poi concretizzato durante la nostra recente visita a Betlemme, la città della nascita di Gesù, dove molte famiglie cristiane si sono specializzate nella lavorazione del legno d’ulivo, producendo innumerevoli soggetti cari ai pellegrini cristiani che si recano a venerare la grotta della natività.
Avere una Via Crucis che viene da Betlemme ci permette di mantenere un legame con i cristiani di Terra Santa che – specie nei territori palestinesi – vivono una condizione di vita decisamente precaria, sempre tentati di lasciare le loro terre alla ricerca di un futuro più certo. Acquistare una Via Crucis a Betlemme avrà sicuramente rappresentato un seppur modesto contributo nel sostenere la fragile economia locale. Ma che centra una Via Crucis con Betlemme? Passi un presepe. Ma una Via Crucis?
Per rispondere a questa legittima domanda mi devo rifare al simbolo che dal 1717 i francescani hanno apposto proprio sul luogo della nascita di Gesù. Una scritta in latino recita “Hic de Virgine Maria Jesus Christus natus est” (“Qui Gesù Cristo è nato da Maria Vergine”) ed una stella d’argento a quattordici punte ci indica il luogo della nascita del Figlio di Dio che si è fatto uomo. Ma perchè una stella a quattordici punte?
Tra le tante spiegazioni che ho trovato nelle guide archeologiche della Terra Santa una mi ha sempre convinto più di tutte: quelle quattordici punte richiamano le quattordici stazioni che tradizionalmente compongono la Via Crucis. Il Natale è la prima “stazione” che condurrà quel bambino nato a Betlemme a morire in Croce a Gerusalemme trentatrè anni più tardi. Al di là di ogni sdolcinata oleografia e di ogni riduzione commerciale, il Natale è un mistero “serio” che dietro la straordinaria gioia che porta con sè cela il dramma del peccato dell’uomo che quel Dio-bambino non vorrà riconoscere e rifiuterà. Questa lettura è confortata dalla tradizione bizantina che nelle sue icone ama raffigurare la natività di Gesù disegnando la mangiatoia-culla come un sepolcro e le fasce del neonato come quelle che servivano ad avvolgere i cadaveri prima della sepoltura.

Ascoltate ciò che scriveva don Luigi Serenthà, un grande maestro di spiritualità morto prematuramente:

E’ Natale, Signore.
O è già subito Pasqua?
Il legno del presepio è duro,
come legno di croce.
Il freddo ti punge,
quasi corona di spine.

L’odio dei potenti ti spia e ti teme.
Fuga affannosa nella notte.
Sangue di coetanei,
presagio del tuo sangue.
Lamento di madri desolate,
eco del pianto di tua Madre.
Quanti segni di morte, Signore,
in questa nascita…

Il tuo Natale è il mio natale.
Nella gioia di questo nascere,
nello stupore di poterti amare,
nel dono immenso di vivere insieme,
io accetto, io voglio, io chiedo
che anche per me, Signore,
sia subito Pasqua.

Accogliamo dunque la nuova Via Crucis dell’Assunta. Un’opera che non sarà mai “fuori stagione”.

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19 novembre ore 16:00 - 17:30