Caritas – Centro di Ascolto

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    UNA TESTIMONIANZA DI ASCOLTO

    Il signor A. si presenta al Centro di Ascolto con l’aria stanca e preoccupata, quasi ripiegato su se stesso. È accompagnato da una vicina di casa, dalla moglie e dal più piccolo dei cinque figli.
    «La mia vita, fino a poco tempo fa serena e senza preoccupazioni economiche, ha subito un tracollo totale. Ho perso il lavoro ed ora sto perdendo la casa perché non sono più in grado di pagare l’affitto. Non riesco neppure a immaginare un futuro per i miei figli. Al Centro di Ascolto potranno fare qualcosa per me?
    Vengo accolto con cordiale semplicità, vengo ascoltato, rispondo alle domande che possono meglio spiegare la mia situazione. Il colloquio è lungo, ne esco sereno e con un po’ di speranza. Altri colloqui seguono il primo. I volontari preparano con me un percorso di aiuto e sostegno, al quale hanno partecipato un legale, l’osservatorio Casa del Comune e Caritas Ambrosiana. Il primo obiettivo è quello di risolvere il problema abitativo, in seguito si affronterà quello del lavoro. Ci sono stati momenti difficili, come la temporanea ospitalità in un albergo cittadino. Oggi vivo con la mia famiglia in un alloggio dignitoso. In particolare il contributo ottenuto dal Fondo Famiglia Lavoro mi ha ridato la speranza e la tranquillità, permettendo di mettermi alla ricerca di un lavoro, sapendo la mia famiglia al sicuro.
    So che la strada da percorrere è ancora in salita, ma ora guardo al futuro con sguardo alto e rinnovata fede».

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    Dedicazione Duomo

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    Catechismo Quarta elementare

    23 ottobre ore 16:50 - 18:00
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    Catechismo Quinta elementare

    24 ottobre ore 16:50 - 18:00
    mer 24

    Gruppo Adolescenti – Incontro

    24 ottobre ore 20:30 - 22:00

    Raccontate la carità per cambiare la società

    «La carità non va solo fatta, ma deve trovare i linguaggi per essere detta affinché scaldi il cuore, perché faccia venire la voglia di cambiare, perché la carità fatta e spiegata incida sul modo di pensare e di agire almeno di quanti frequentano le nostre assemblee. Non ci è chiesto di fronteggiare, né di sconfiggere le innumerevoli forme di povertà. Ci è chiesto, questo sì, di generare cambiamenti in noi e nel cuore di quanti con noi entrano in contatto. Per farlo è necessario sviluppare insieme una raffinata capacità operativa ed una altrettanto abilità narrativa che smuova le coscienze, che tocchi i cuori, che faccia venire la voglia di cambiare».

    Don Roberto Davanzo agli operatori Caritas

    Raccontate la carità per cambiare la società

    «[…] A dire che la carità non basta farla, bisogna anche dirla. Che il bene – affinché diventi contagioso e generi emulazione – bisogna saperlo narrare. Non certo per gusto di ostentazione o esibizionismo narcisistico. Bensì per rispondere a quella “prevalente funzione pedagogica” che lo statuto, fin dai tempi di Paolo VI, ci attribuisce. Tutti intuiamo come dietro a queste considerazioni non ci siano solo strategie di sapore un po’ imprenditoriale che portano ad affermare che “la pubblicità è l’anima del commercio”. Il motivo ispiratore è ben più solido dal momento che si fonda su quello che è stato lo stile di Gesù, il suo modo di essere “profeta – appunto – potente in opere e parole”, come dissero i due di Emmaus al misterioso compagno di cammino, in quel pomeriggio del giorno di Pasqua. Gesù non si era accontentato solo di “parlare”: la sua Parola, in quanto Parola di Dio, era parola creatrice, efficace, non chiacchiera, vaniloquio. Ma se ci pensiamo bene, non si era accontentato neppure di “operare” e basta: i miracoli, i gesti straordinari ci sono sempre stati nelle grandi esperienze religiose. Bisognava che le sue “opere” fossero accompagnate da una parola che le illuminasse, che le liberasse da qualsiasi ambiguità. Ecco allora perché la Chiesa e dunque la Caritas, deve esercitare la sua profezia in “parole e opere”, convinta che è da questo sapiente mix che può scaturire in chi è destinatario dei nostri servizi, ma soprattutto in coloro che ci guardano e ci ascoltano, la voglia di cambiare, la voglia di trasformare le proprie relazioni, la voglia di rendere ogni ambito di convivenza umana un luogo di esercizio della carità. Ma tutto questo non basta. C’è infatti una stretta relazione tra il raccontare e il comunicare la fede, o l’ “evangelizzare” se preferiamo. Nella Bibbia la struttura narrativa è fondamentale. La comunità dei credenti si forma attorno ad una memoria comune: il racconto delle meraviglie di Dio in mezzo agli uomini. Gli stessi 10 comandamenti si aprono con una necessaria precisazione: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile” (Es 20,2), così come il “credo” non era mai un elenco di concetti astratti, ma l’elencazione di una serie di eventi, di fatti. Dio lo si poteva conoscere solo a partire dal racconto della storia fatta con l’uomo. La festa più importante, la Pasqua, altro non era che un lungo racconto dei gesti di liberazione che Dio aveva compiuto a favore del suo popolo. Si raccontava non semplicemente per ripetere una storia, ma per entrare e partecipare a quella storia. La narrazione allora è comunicazione che diventa comunione: ciò che viene comunicato riguarda la vita concreta del narratore che la testimonia e quella degli ascoltatori che ne devono rimanere commossi, coinvolti, cambiati. Qualcuno ha scritto che “il discorso spiega, la legge dà ordini, il racconto converte”. Ricordate l’episodio raccontato in 2 Sam 11-12 che vede il re Davide macchiarsi del peccato di adulterio con Betsabea e di omicidio nei confronti del generale Uria, marito della donna. Solo l’intervento del profeta Natan riuscirà a mettere Davide davanti alle sue responsabilità. Non con una denuncia esplicita e diretta della sua malvagità, ma attraverso un racconto, una parabola (vedi sotto) in cui Davide si coinvolgerà senza rendersene conto e che alla fine lo renderà disponibile alla ammissione della sua colpa. Torniamo a noi e alla missione di Caritas. Non ci è chiesto di fronteggiare, nè di sconfiggere le innumerevoli forme di povertà. Ci è chiesto, questo sì, di generare cambiamenti in noi e nel cuore di quanti con noi entrano in contatto. Per farlo è necessario sviluppare insieme una raffinata capacità operativa e una altrettanto abilità narrativa che smuova le coscienze, che tocchi i cuori, che faccia venite la voglia di cambiare».

    Don Roberto Davanzo agli operatori Caritas

     

    Che cos’è la Caritas

    La Caritas è stata costituita in Italia nel 1971 da un’intuizione di papa Paolo VI come organismo pastorale finalizzato a promuovere la testimonianza della carità all’interno della comunità cristiana. La Caritas opera in forme consone ai tempi e ai bisogni in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica. La Caritas della Parrocchia di Santo Stefano opera in vari ambiti in un’ottica di accoglienza, ascolto e accompagnamento che sempre privilegiano la persona nella sua totalità. La formazione degli operatori Caritas prevede dei momenti di spiritualità vissuti all’interno della Comunità( ad esempio i venerdì di Tabgha) e momenti di approfondimento tecnico-operativo mirati a migliorare il servizio ( corsi di formazione strutturati, incontri e convegni organizzati da Caritas Ambrosiana). Informazione e comunicazione alla comunità sono essenziali e attualmente avvengono in momenti propri come: la giornata Caritas, Quaresima, Avvento.

     

    Il Centro di ascolto della Parrocchia di Santo Stefano

    Il Centro di ascolto è il luogo dove i bisogni delle persone trovano ascolto e considerazione. Il Centro di ascolto della Parrocchia di Santo Stefano, sito in via Volta 8, ha come scopo principale quello di accogliere, ascoltare e accompagnare persone in difficoltà. Al Centro di ascolto le persone giungono in modo autonomo o su indicazione di conoscenti, sacerdoti o assistenti sociali. È un servizio gestito da volontari ed offerto in assoluta gratuità e riservatezza; prevede un’azione di orientamento e di accompagnamento ai servizi ed alle risorse del territorio. Si avvale anche dell’aiuto di professionisti. Chi si rivolge al Centro di ascolto porta con sé un carico di problemi sempre più gravi e complessi. Il persistere della crisi economica ha fatto sì che gli ascolti siano notevolmente aumentati, come è aumentato il numero delle famiglie a rischio povertà. Al disagio e alle difficoltà economiche si affiancano sempre più frequentemente la perdita del lavoro e della casa, tutto questo ha pesanti conseguenze sulla persona: problemi familiari e psicologici, aumento di casi di depressione… A volte anche solo essere ascoltati e sentire che qualcuno si interessa a te può aiutare a recuperare un seme di speranza.

    Le risorse di chi opera in Caritas sono: l’attenzione cristiana all’altro degli oltre 60 volontari; il tempo; la discrezione; la riservatezza; la professionalità; la competenza; la disponibilità.

    Orari di apertura del Centro di Ascolto

    Lunedì dalle ore 18.15 alle ore 19.15
    Martedì dalle ore 9.30 alle ore 11.30
    Giovedì dalle ore 18.15 alle ore 19.15
    Telefono: 02.22475829 (è possibile lasciare messaggio in segreteria)
    E-mail: cdascolto.sstefano@alice.it

    IL CENTRO DI ASCOLTO RACCONTATO DA UN VOLONTARIO

    «Il Centro di ascolto è un luogo di relazione tra il volontario e la persona che si trova in difficoltà, che viene accolta indipendentemente dalla razza, dal sesso o dalla religione. È un luogo dove trovare qualcuno che ascolta, orienta e accompagna. È il luogo in cui le persone in difficoltà possono sperimentare, attraverso l’accoglienza e l’ascolto, il volto fraterno della comunità cristiana. È una “porta aperta sul territorio” per ascoltare e accompagnare le persone in difficoltà. La religione cattolica si fonda sull’ascolto: “non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”; è bello vedere come in questa frase la “parola” ci porta all’immagine della bocca e dalla bocca al cibo, quindi a coloro che hanno fame. Al Centro di ascolto non trovi un team di psicologi o sociologi ma dei semplici cristiani che dopo aver frequentato un corso di formazione presso Caritas mettono a disposizione il proprio tempo gratuitamente per incontrare e ascoltare l’altro. Al Centro di ascolto non ci sono bacchette magiche o sfere di cristallo e il problema non può essere risolto immediatamente e in alcuni casi non verrà risolto mai … quello che facciamo è semplicemente aiutare la persona, cioè il fratello, ad incanalare il suo bisogno, cercare di aiutarlo ad aiutarsi, cioè aiutarlo a capire come potrebbe gestire il disagio che in questo momento sta vivendo. Al Centro di ascolto orientiamo la persona verso risposte o soluzioni presenti sul territorio, diamo informazioni circa patronati e servizi sociali, centri di accoglienza, distribuzione cibo e vestiario».

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