Natale, tra accoglienza e rifiuto

Natale, tra accoglienza e rifiuto

Il Natale di Gesù: la decisione di Dio di venire a stare con l’uomo, affinché l’uomo decida di stare accanto al suo simile

Non è proprio consueto che il Natale sia abbinato ad una immagine che parla più di paura che di serenità, di angoscia piuttosto che di tenerezza. La retorica commerciale ci ha ormai resi avvezzi ad un “vogliamoci bene” tanto stucchevole quanto falso. Già, perché non è vero che dopo 2000 anni l’umanità abbia imparato a volersi più bene, non è vero che il dolore sia stato cancellato. Racconta un antico apologo della spiritualità ebraica che un giorno un discepolo irruppe nella stanza del proprio rabbi per annunciargli con entusiasmo che era venuto il Messia. Il rabbi aprì la finestra, guardò fuori e poi rivolgendosi al discepolo gli disse con amarezza: “Vedo ancora gente che è stremata dalla fatica, uomini e donne sfruttati, potenti corrotti che rendono il mondo sempre più ingiusto, … No, il Messia non è ancora arrivato. Lo dobbiamo ancora aspettare”.

A noi cristiani invece il Natale di Gesù chiede di credere all’incredibile. Che malgrado le apparenze, un seme di novità e di giustizia è stato piantato nella terra insanguinata dell’uomo. E che tale seme, tale germoglio di speranza consiste nell’evento inimmaginabile di un Dio che i cieli non possono contenere e che si “restringe” fino a farsi piccolo come un bambino. Un Dio che non disdegna di sperimentare alcuna vicenda umana, come la persecuzione immotivata, la fuga dalla propria terra, l’ansia di essere migrante, straniero, profugo.

E’ di questo che parla l’immagine che abbiamo scelto di distribuire in occasione delle benedizioni delle case. In queste settimane stiamo bussando alle porte della parrocchia per portare un saluto, un augurio, una preghiera e ricordare anche ai concittadini meno attenti che dopo il Natale di Gesù nulla è stato più come prima. L’immagine ci parla di una speranza che trova la sua radice non in un esercizio di forza e di potenza, ma semmai in un esercizio di condivisione, di solidarietà, di prossimità.

Questo è il Natale di Gesù: la decisione di Dio di venire a stare con l’uomo, affinché l’uomo decida di stare accanto al suo simile. Accogliere il mistero del Natale significa diventare seminatori di speranza facendoci sempre più vicini a chi ci sta accanto. Senza la pretesa di guarire tutte le sue ferite e di asciugare tutte le sue lacrime, ma offrendo un cuore che vede, un cuore capace di compassione.

Ma – come dicevo – bisogna decidere, bisogna mettere in gioco la propria libertà nel lasciarsi affascinare dalle sorprese di Dio. Erode non lo fece e la sua follia portò alla strage degli innocenti per scappare dalla quale la Sacra Famiglia fu costretta a fuggire in Egitto.

Pensiamo solo per un istante a quale grande potere abbiamo tra le mani: accogliere Gesù per diventare seminatori di speranza o rifiutarlo e diffondere indifferenza o ostilità.

Il Natale è e sarà anche questo.

Buon Natale a tutti!

Don Roberto Davanzo

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