I Domenica dopo Pentecoste – Solennità della SS Trinità 2021

  1. Il disagio è innegabile. Nella domenica che segue la solennità di Pentecoste – compimento del mistero della Pasqua – i cristiani cercano di balbettare qualcosa di riassuntivo, di sintetico rispetto al proprio Dio. Questione quanto mai necessaria in una stagione multi-culturale e multi-religiosa come quella che ci è dato di vivere. Di fronte alla presenza di uomini e donne con altre visioni del mondo non ci è lecito cavarcela dicendo che dio è lo stesso, solo che lo chiamiamo in modi diversi. Se appena appena avvertiamo il desiderio di raccontare la nostra fede, se appena appena siamo convinti che essere cristiani significa poter contribuire alla edificazione di un mondo migliore, la questione del come pensare a Dio, del suo volto vero, non può non inquietarci ed appassionarci.
    Ed allora ecco il motivo del disagio: da una parte abbiamo dei testi biblici di rara bellezza, e dall’altra parte le parole della liturgia e del catechismo che parlano di “trinità”, di “unità”, insomma di numeri gelidi incapaci di
    comunicare la bellezza del Dio in cui crediamo e che la Scrittura ci comunica con passione.
  2. È proprio dalla Parola di Dio che dunque abbiamo imparato e insegnato fin dal tempo del nostro catechismo che il nostro è un Dio unico, ma in tre persone uguali e distinte. Un modo di pensare a Dio che non se lo sono inventato i teologi, ma che ci è stato offerto da Gesù stesso, con la sua vita, con la sua passione. Eppure, viene il sospetto che forse non sempre abbiamo passato agli altri il fascino, mai esaurito, di un Dio che ha tanto amato questa terra da mandare il suo Figlio per raccontarcelo, un Figlio che non ci ha lasciati orfani, ma che ci ha donato lo Spirito. Come una lunga marcia di Dio verso di noi iscritta nella storia.
  3. Oggi è stata letta una pagina dell’Esodo a dir poco commovente in cui Mosè, con il popolo ormai fuori dall’Egitto, chiede a Dio di mostrargli la sua gloria, insomma di vederlo, faccia a faccia, di capire bene chi fosse. Un tempo – ricordate – gli aveva chiesto il nome davanti al roveto ardente e Dio gli aveva risposto con quell’enigmatico “io sono colui che sarò”, come a dire “non preoccuparti del mio nome, capirai camminando assieme a me chi io sono”. Stavolta Mosè vuole vedere la gloria di Dio e Dio come gli risponde? “Farò passare davanti a te tutta la mia
    bontà”. Mosè parla di gloria, Dio risponde con bontà. La gloria di Dio – interessante! – la gloria di Dio è la sua bontà. Capite che cosa significa esplorare il territorio di Dio?
  4. Ma la cosa non finisce lì, dal momento che in realtà Mosè vedrà ben poco di Dio. Gli vedrà le spalle, dice l’Esodo. Pericoloso questo Dio: ti promette mari e monti, ma poi sembra che la sua risposta alle attese dell’uomo sia sempre deludente. Abramo doveva diventare padre di popoli innumerevoli e cara grazia che gli arrivi Isacco in tarda età. Doveva avere una terra, ma morirà possedendo solo un sepolcro per la moglie e per lui. Anche con Mosè sarà un po’ lo stesso. Voleva vedere la gloria di Dio, ma non vedrà niente; in compenso ascolterà il suono di quelle parole: “Il Signore, il Signore misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà”. Un Dio che ti passa accanto, lasciandoti impresso nel cuore quel biglietto da visita: “misericordioso e pietoso”.
  5. A volte mi viene da pensare a quanto siamo lontani da questo Dio tutte le volte che ci mettiamo ad inseguire notizie di apparizioni, di miracoli, di eventi straordinari. Che non sono male, intendiamoci. Ma solo a condizione che la nostra ricerca di Dio e dei segni della sua presenza, passi anche attraverso quei gesti di misericordia e di bontà che pure sono disseminati lungo la storia. Solo a condizione di seminarli a nostra volta questi gesti di misericordia e di bontà.
  6. Ma perchè questa reticenza di Dio nel rispondere alla richiesta di Mosè? Mi sentirei di in due modi. Intanto che Dio non lo si può vedere dal momento che la sua piena rivelazione l’avremmo avuta solo in Gesù di Nazaret. Solo nella sua storia, nella sua carne sarebbe risuonata pienamente e definitivamente la Parola di Dio. Solo Gesù sarà il volto trasparente di Dio, il suo racconto luminoso e senza equivoci. In secondo luogo, che specialmente dopo il ritorno di Gesù al Padre, di Dio rimane la sua immagine. Cioè l’uomo (“maschio e femmina li creò”), quell’uomo da lui creato a sua immagine e somiglianza, quell’uomo che parla di Dio proprio tutte le volte che accetta la fatica di stare con chi è diverso da lui, specialmente con chi nel suo volto sfigurato dalla sofferenza e dalla miseria fa trasparire e fa incontrare il volto di Gesù. Ecco perchè Dio non amò farsi vedere da Mosè. Perchè gli uomini imparassero a cercarlo nel volto dei loro fratelli più sfortunati. Perchè questo è il Dio dei cristiani. Questa è la sua gloria.

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