Pentecoste… è tempo di uscire

Pentecoste… è tempo di uscire

Il mese di giugno inizia quest’anno quasi in concomitanza con il tempo di Pentecoste, tempo della Chiesa, tempo dell’uscita dalle nostre paure, pigrizie ed incertezze. Per accompagnarci in queste settimane che ci porteranno fin dopo l’estate, l’Arcivescovo Mario ha scritto una lettera dal titolo “Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra”. Il primo dei tre capitoli in cui si articola è dedicato allo sguardo con cui il credente deve guardare al mondo. Non solo come universo (immensità sconfinata nella quale si perde il nostro piccolo pianeta), né come natura (meccanismo mosso da leggi che spesso ci sfuggono), ma nemmeno come cosmo (stupefacente bellezza contemplabile dai sapienti, ma ignota a quanti sono curvi sotto la fatica del vivere). La tradizione biblica che i cristiani hanno fatto propria ci fa dire creato, ci fa riconoscere l’opera di Dio che ha piantato il giardino come casa ospitale per l’uomo e la donna, perché sia coltivato e custodito e possa produrre frutti per i figli degli uomini.

Non si tratta solo di un problema terminologico. La visione del mondo come creato porta con sé precise conseguenze etiche. Non siamo padroni della terra, non siamo insignificanti particelle schiacciate da un destino cieco. Siamo ospiti grati e responsabili per un dono che deve diventare sempre di più dimora accogliente della famiglia umana, di ogni figlio e figlia di Dio, tutti partecipi della stessa dignità, tutti con lo stesso diritto di abitare e con lo stesso dovere di custodire.

Forse ricorderete come suscitò scandalo, in alcuni settori del mondo cattolico, il passaggio dell’enciclica Fratelli tutti nel quale il dogma della “proprietà privata” veniva relativizzato al principio – da sempre richiamato dalla dottrina cattolica – della universale destinazione dei beni.

Principio che trova la sua radice e il suo fondamento a partire dalla visione del mondo come creato, come dono di Dio all’umanità tutta. In questa prospettiva la lettera dell’Arcivescovo invita a vivere questi mesi del tempo dopo Pentecoste come occasione per una revisione critica del rapporto con l’ambiente da parte di tutti noi. Una revisione che porti a riconoscere “l’intollerabile ingiustizia che crea una disuguaglianza iniqua tra chi consuma troppo, rapinando terre e ricchezze altrui, e chi soffre la miseria, le malattie, le prepotenze”. Una revisione che ci invita – scrive il papa nella Laudato si’ – a “nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita”, capaci di esprimere non solo buone intenzioni, ma una “spiritualità” che sostenga l’armonia e il rispetto tra tutte le creature, riconosciute come dono di Dio da custodire e da coltivare.

Questa armonia non è ecologismo a basso costo, né tantomeno una rivisitazione del tempo ormai passato dei figli dei fiori. Il motivo ultimo per cui è necessario coltivare questa relazione positiva con tutte le creature è il mistero stesso del Dio cristiano che abbiamo imparato a chiamare Santissima Trinità: Dio stesso è relazione di diversi e la natura stessa ne è un suo riflesso.
Ecco perché è necessario imparare ad amarla e rispettarla: non solo perché ogni uomo e ogni donna ne possa godere, non solo per consegnarla alle generazioni dopo di noi, ma anzitutto perché dobbiamo considerarci co-creature, portatori di uno stesso destino di resurrezione.

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