X Domenica dopo Pentecoste 2021

  1. Altra tappa fondamentale nella storia della salvezza di cui ci parlano tutte e tre le letture è l’edificazione di un Tempio a Gerusalemme, luogo unico che doveva custodire la memoria di un Dio vicino, il Dio dell’esodo, il Dio che aveva voluto fare una alleanza con Israele, un Dio che aveva lasciato il contratto di questa alleanza nelle tavole della legge, le tavole di pietra contenute in quella cassetta di legno ricoperta d’oro chiamata “arca dell’alleanza” che Salomone colloca nel tempio appena costruito dopo che per decenni era sta custodita sotto una tenda che accompagnava Israele lungo il cammino.
  2. Noi facciamo fatica a capire il senso di questa istituzione che era ben più che una cattedrale, o un santuario, ben più che la basilica di San Pietro. Il Tempio era il luogo unico dell’incontro con Dio, un incontro che veniva amministrato dai sacerdoti che gestivano la lucrosa pratica dei sacrifici animali che movimentavano ingenti quantità di denaro. Capite allora lo scandalo del gesto di Gesù raccontato dal vangelo. In quel gesto c’era molto più che l’indignazione per il mercato che sempre nasce attorno a santuari e luoghi di pellegrinaggio. C’era la dichiarazione che ormai era cominciata la fine di quel modo di rapportarsi a Dio, che ormai Dio voleva abitare in un altro tipo di tenda, in una costruzione fatta non di pietre. E questo lo capiamo da un episodio che abbiamo tutti in mente: quello dell’Annunciazione a Maria, quando l’angelo le dice “Lo Spirito scenderà su di te e ti avvolgerà come una nube”. Quella nube che riempie il Tempio di Gerusalemme – e che dice della presenza di Dio – ora avvolge Maria che diventa la nuova tenda di Dio, il nuovo tempio. E dopo Maria ciascuno di noi, ciascun battezzato. Non più il Dio delle pietre, dei marmi, delle solenni architetture. Non più il Dio del Tempio, ma il Dio del tempo, della storia, della mia, delle nostre storie.
  3. Ma questa era una rivoluzione che a Gesù costerà cara. Tra le varie accuse che lo porteranno in croce ci sarà quella di aver voluto sovvertire la religione dei padri, di aver minacciato la distruzione del Tempio. Il problema è che Gesù non poteva più tollerare non tanto i venditori di immaginette … quanto la tentazione, sempre presente nelle religioni, di impossessarsi di Dio, di far diventare Dio un idolo da conquistare con sacrifici ed offerte, di comprarne la benevolenza con buone azioni e digiuni. Nel libro dei Re sta scritto che “appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore”. Capite: o la nube o i sacerdoti. Entrambi non possono stare assieme. Una tentazione nella quale cadiamo noi sacerdoti, la stessa Chiesa, i movimenti, le associazioni, … quando pretendiamo di impadronirci di Dio e di stabilire noi in che modo ottenere la sua amicizia, la sua protezione. Quando diventiamo i padroni della fede delle persone e smettiamo di essere al loro servizio.
  4. Non c’è tempio, non c’è chiesa, non c’è santuario al mondo in cui in qualche modo non ci sia connesso l’uso del denaro. Tanto più era necessario a Gerusalemme, sia per l’acquisto degli animali che dovevano essere sacrificati, sia per le necessità di cambia-valuta tenendo conto che a Gerusalemme salivano ebrei provenienti da nazioni diverse. Il problema non era quello per Gesù. E non credo che la questione centrale oggi sia legata alle bancarelle che assediano soprattutto i santuari. I “mercanti del tempio” che Gesù caccia vanno individuati negli uomini di Chiesa che utilizzano la chiesa e le sue risorse per operazioni economiche e finanziarie non sempre limpide (cfr i procedimenti giudiziari in atto in vaticano). Una parrocchia ha bisogno di risorse economiche per far fronte alla sua missione. Il problema è mostrarne con trasparenza l’utilizzo. Le offerte per i sacramenti sono una buona e preziosa abitudine, ma guai a tariffarle e a dare l’idea che con i soldi si possa comprare la grazia di Dio!
  5. Chiudo. “I capi dei sacerdoti e gli scribi – sta scritto – si sdegnarono”. Ma Gesù riceve due gesti di approvazione: le grida dei bambini che cantavano “osanna al figlio di Davide” e la vicinanza di ciechi e storpi che egli guarì. Due mondi, quello dei piccoli e quello dei poveri, che sono compatibili con la nostra religione, con la religione della misericordia, con la religione del Dio che non si compra, con la religione che ti insegna “quello che hai fatto al più piccolo o povero dei fratelli, Dio, il tuo Dio, lo ritiene fatto a sè”. Era troppo importante per Gesù far sapere di un Dio così, di una religione così. Anche a costo di mettere in discussione una delle realtà più sacre al suo popolo, anche a costo di ribaltare i tavoli dei venditori…

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