II Domenica dopo il martirio di San Giovanni il precursore 2021

  1. Queste difficili letture ci vengono proposte nella II domenica dopo il martirio del precursore. Domeniche che sono legate dalla preoccupazione di mettere in mostra la novità di Gesù rispetto alla tradizione dell’AT rappresentata da Giovanni Battista, l’ultimo profeta, il precursore. Una novità che riguarda il modo di pensare a Dio, il suo volto, la sua identità. Dimmi in che Dio credi e ti dirò come vivere, come organizzare la società, come rapportarti alla natura, alla ricchezza, … E allora intuiamo che il problema – allora come oggi – non riguarda tanto il credere o meno: i giudei con cui Gesù si scontra credevano in Dio e scrutavano le Scritture. Il problema è: a quale immagine di Dio diamo credito? Chi era Dio per i Giudei e chi era Dio per Gesù?
  2. Già domenica scorsa mi sono trovato ad insistere sulla necessità di una fede basata sulla conoscenza della Parola di Dio, piuttosto che sull’ascolto delle parole di qualche prete carismatico, piuttosto che su presunte rivelazioni miracolose. Questa domenica per tre volte nella pagina del vangelo Gesù evoca le Scritture Sacre: “Voi” dice ai Giudei, “non avete mai ascoltato la voce del Padre e la sua parola non rimane in voi” e poco dopo “Voi scrutate le Scritture” e infine “Mosè di me ha scritto … ma se non credete ai suoi scritti, come potete credere alle mie parole?”. Gesù rimprovera ai Giudei che sono studiosi della Scrittura Sacra e che la scrutano, di non credere in Lui, di non affidarsi alla sua persona. Si fermano ad uno studio scientifico, ma non lasciano che quelle parole possano dimorare in loro, cambiare il loro modo di pensare, il loro cuore.
  3. Ebbene, questa insistenza sul primato della Parola di Dio consegnata nelle Scritture Sacre, non può non suscitare in noi una rinnovata riconoscenza per il Card. CM Martini, che ho voluto ricordare settimana scorsa nell’anniversario della morte. Il cardinale era persuaso che una delle eredità più grandi del Concilio vaticano II fosse il riconoscimento del primato della Parola di Dio nella vita della Chiesa. Ricordo il suo ingresso a Milano, a piedi, con l’evangelo nelle mani. E per 22 anni Martini ha proposto alla Chiesa di Milano questa familiarità con la Scrittura per avere la capacità di orientare la propria vita secondo Dio, anche in una grande città moderna e in un mondo senza Dio. Con la lectio divina, cioè con una lettura pregata della Bibbia, ci ha insegnato forse quello che Gesù intendeva dire ai suoi contemporanei quando li rimproverava di “scrutare” le parole della Scrittura senza lasciarsi ferire, senza accorgersi che le parole della Sacra Scrittura in fondo parlavano di lui, anticipavano la sua venuta. Serve ben poco leggere, studiare le Scritture senza sentire che in quelle scritture sta parlando proprio Gesù che a noi si rivolge, che vuole dire qualcosa di importante per la nostra vita, che vuole entrare in comunione con noi. Noi non crediamo solo che esiste un Dio. Noi crediamo che questo Dio ci ha parlato e continua a parlarci e che dunque essere credenti in questo Dio significa essere “uditori”, ascoltatori attenti della sua Parola.
  4. Anche nel prossimo anno avremo strumenti a disposizione per un cammino di conoscenza, assimilazione della Parola: i venerdì di Tabgha, ogni primo venerdì del mese, l’introduzione alla liturgia domenicale nei giovedì di avvento e i Gruppi di Ascolto della parola. Il Concilio scriveva che “Cristo è presente nella sua Parola giacchè è Lui che parla quando si legge la Scrittura Sacra”. Sia questa coscienza uno degli obiettivi di questo nuovo anno pastorale.
  5. Ed è a partire da Isaia che chiuderei questa riflessione. È vero, dice il profeta, sembra quasi che, a fronte dell’infedeltà del suo popolo, Dio si sia come ritirato. E invece il profeta è lì a ricordare a Dio che no, lui non può ritirarsi, non può tirarsi fuori. Perchè è un padre e padre rimane. Sentite queste accorate parole: “Dov’è Dio il fremito delle tue viscere e la tua misericordia? Non forzarti all’insensibilità, poichè tu sei nostro padre, perchè Abramo non ci riconosce più e Israele non si ricorda di noi. Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre nostro redentore”.

    Un Dio dunque che comunque rimane padre, non si tira fuori e ha compassione. E dire che proprio per queste opere che Gesù compiva scandalizzava, perchè mangiava con la gente di malaffare, perchè mostrava di Dio un volto misericordioso e non vendicativo. E così raccontava il fremito delle viscere che è in Dio, il fremere di compassione per le nostre fragilità. Quelli si scandalizzavano perchè di Dio avevano un’altra immagine.

    E noi, col nostro modo di fare, di ragionare e di giudicare … che immagine di Dio riflettiamo di fronte a coloro che il nostro Dio non lo conoscono affatto?

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