III Domenica dopo il martirio di San Giovanni il precursore 2021

  1. Continua la riflessione delle domeniche dopo il martirio di Giovanni battista, la riflessione sulla novità portata da Gesù, sulla originalità del suo messaggio rispetto a quello dell’antica alleanza. Oggi le letture potrebbero essere descritte da una grande freccia che scende dall’alto verso il basso. Se tutte le religioni hanno cercato di spiegare in che modo l’uomo può guadagnarsi la benevolenza della divinità e quindi sono rappresentabili da una grande freccia in salita, il cristianesimo parla anzitutto di un Dio in discesa, in discesa verso l’uomo. Un Dio che non si aspetta che l’uomo, la sua creatura, sia amabile, sia in grado di meritare il suo amore. Un Dio che comincia per primo, che offre all’uomo una immeritata possibilità di rinascere, di diventare una cosa nuova. Un Dio che conta sull’effetto sorpresa, sulla meraviglia che l’uomo dovrebbe provare nel fare una scoperta di questo tipo e che dopo questa scoperta arrivi a fidarsi e affidarsi pienamente a questo Dio che scende. Nel cristianesimo si è inventata la parola “ascesi”, per dire il cammino di salita verso Dio. Ma questo è possibile solo perché Dio è disceso, prima ancora che ce ne rendessimo conto. Ed ora proviamo a rileggere i brani che la liturgia ci ha proposto.
  2. Lo aveva già intuito il profeta Isaia, 500 anni prima di Cristo: “In noi sarà infuso uno spirito dall’alto”. Da solo l’uomo non ce l’avrebbe mai fatta a fare un salto di qualità, non c’è evoluzione che tenga. Ci sarà un “sole dell’avvenire”, certo, ma non come lo immaginava il movimento socialista. Piuttosto, come dice il Benedictus, “un sole che sorge dall’alto”. Uno spirito capace di trasformare la terra, di mettere nell’uomo una insonne inquietudine per far crescere – sempre dice Isaia – il diritto, la giustizia, la pace. Quella giustizia che porterà tranquillità e sicurezza. Capite, non le telecamere ad ogni angolo, non le camionette dell’esercito a presidiare le piazze, non la certezza della pena: la giustizia, il riconoscimento dei diritti. Solo da qui verrà una vita tranquilla per tutti.
  3. San Paolo questo spirito lo nomina al maiuscolo e lo chiama Spirito Santo, perché san Paolo aveva scoperto che con la venuta di Gesù, con la sua morte e risurrezione, agli uomini è stato donato questo spirito dall’alto, uno spirito che era parente stretto di Dio. Ma Paolo spiega una cosa in più che lui aveva sperimentato sulla sua pelle: questo dono Dio lo ha fatto agli uomini non perché se lo meritassero, perché erano evoluti. “Quando eravamo ancora deboli Cristo morì per gli empi … mentre eravamo ancora peccatori Cristo è morto per noi”. Capite che qui sta la rivoluzione rispetto a tutte le religioni del mondo. Di fronte a Dio non possiamo meritare niente, ma ricevere tutto. E quando pensiamo di poter meritare qualcosa è la fine perché si diventa presuntuosi davanti a Dio e implacabili verso gli altri uomini. Fino a quando non si fa questa scoperta – come la fece Paolo – non si potrà nemmeno capire che cosa sia la misericordia. Siamo cristiani non per separarci dagli altri uomini o per guardarli dall’alto in basso, ma per sentirci solidali con tutti. Non abbiamo meritato nulla, siamo stati benedetti gratuitamente e per questo siamo chiamati a sentirci in debito verso tutti.
  4. E veniamo allora al vangelo e al dialogo tra Gesù e Nicodemo. Dialogo per nulla facile che ruota attorno al tema del “rinascere dall’alto”. Non so se la mia interpretazione è corretta, ma mi piace leggere le parole di Gesù come risposta al desiderio profondo che ogni uomo, prima o poi nella sua vita, arriva a coltivare. Il desiderio di ricominciare, di poter azzerare i conti passati, di avere una vita nuova. Pensate a chi ha sbagliato e ha dovuto scontare una pena in prigione. Pensate a chi ha vissuto una rottura nella sua storia d’amore o chi ad un certo punto si è accorto di aver sbagliato tanto nell’educare i propri figli, … È di fronte a queste situazioni che si vorrebbe “entrare una seconda volta nel grembo della madre e rinascere”, ma è ovvio che questo non sarà mai possibile. Dunque, siamo condannati a restare avviluppati nel rimorso e nel senso di fallimento? Nicodemo non riusciva a salvarsi da questa prospettiva dal momento che rappresentava quell’ebraismo, quella religione del merito che uccide ogni entusiasmo ed espone alla superbia. E Gesù lo rimprovera: ma come, dopo secoli di esperienza religiosa con il Dio di Abramo, di Mosè, dei profeti, … possibile che non hai ancora capito quello che diceva Isaia: “in noi sarà infuso uno spirito dall’alto”? “Caro Nicodemo” – sembra dire Gesù – “non si crede in Dio per salire in cielo. Il Figlio dell’uomo è disceso dal cielo per aprire la strada del cielo ad ogni uomo”. Ecco perché Nicodemo doveva essere pieno di gioia e liberarsi dai suoi desideri frustrati. Si può rinascere, siamo fatti per una vita diversa. Non siamo condannati a raccogliere i frantumi dei nostri sogni.
  5. Siamo fatti per il cielo: questo è un dono e di fronte ai regali si può solo ringraziare. Ma chi ci conosce ed è lontano dalla fede, che idea si fa della religione guardando a noi? Un regalo che ci rende simpatici e misericordiosi o una conquista che ci rende superbi e presuntuosi?

19 settembre – Terza domenica dopo il martirio di Giovanni il precursore

(Is 32,15-20 – Rm 5,5b-11 – Gv 3,1-13)

SE UNO NON NASCE DA ACQUA E SPIRITO…

…non può entrare nel Regno di Dio”, cioè non può entrare nella nuova religione di Gesù Cristo. Stando al vangelo di oggi, neanche un dottore della Legge come Nicodemo può capire le novità del Vangelo senza il dono dello Spirito Santo. E’ necessaria la nuova nascita che viene dal battesimo.

LO SPIRITO SANTO. Era stato annunciato dai profeti come segno dei tempi messianici: “Isaia parlò dicendo: In noi sarà infuso uno spirito dall’alto; allora il deserto diventerà un giardino” (Lett.). Ezechiele precisa: “Metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” (36,26). Gesù ne aveva parlato: “Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto” (Gv 14,26). Non è da noi capire le cose di Dio: “Quello che è nato da carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito”, capace cioè di penetrare le cose divine. San Paolo lo spiegherà col dire: “I segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio. Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato” (1Cor 2,11-12). E’ una capacità che ci viene da una nuova nascita, cioè qualcosa di assolutamente nuovo, appunto dal battesimo che ci fa figli di Dio.

UNA NUOVA NASCITA. E’ il frutto gratuito dell’amore di Dio. “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Epist.). Più propriamente è un perdono, una “giustificazione” del tutto immeritata: “Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”. Possedere Dio non è il risultato di una ricerca nostra, né è una opinione; è l’accoglienza di una dato oggettivo, un fatto accaduto, una Persona incontrata, che oggi i cristiani devono testimoniare: “Noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto”. Non è facile in tempo di esasperato soggettivismo. Ma avere fede è accoglienza di Gesù e di ciò che lui ha stabilito per la nostra salvezza. E’ Lui il vero e unico testimone di Dio: “Nessun altro è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo”.

L’iniziativa e l’efficacia è dello Spirito; quindi più docilità che efficienza! La nostra nascita è per la morte; solo la rinascita è per la vita.

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