L’umanità di Gesù

In quel tempo.
5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse».

Dal Vangelo di Giovanni (14, 8-11)

Omelia

Premessa

Così concludeva Luciano Manicardi la relazione che ci ha tenuto lo scorso anno a Bose:

“… guardate l’umanità di Gesù di Nazareth. Alla fin fine noi dobbiamo sempre e solo andare lì, e lì nell’umanità di Gesù voi trovate sintetizzato tutto quello che potreste e potremmo recepire e mettere in atto. Pensate ad esempio al rapporto di Gesù con gli animali e con le piante. Leggere i vangeli provando a interrogarsi su come Gesù dice, su cosa Gesù dice, su come Gesù reagisce di fronte a piante, animali. Non dice solo “amatevi gli uni gli altri”, dice “guardate l’albero del fico, imparate dall’albero del fico; guardate gli uccelli del cielo”. Invita anche ad uno sguardo contemplativo sulla realtà che diviene anch’essa magistero della presenza di Dio”.

Per questo, per generare un ideale legame con quella meditazione e il cammino di questo anno pastorale la proposta per i Venerdì di Tabgha avrà come filo conduttore “l’umanità di Gesù”, convinti che se c’era qualcosa di straordinario in Gesù, questo fu il suo modo di essere uomo. A quel “modo” che ci ha raccontato il volto del Padre vogliamo tornare.

L’umanità di Gesù possiamo ricavarla solo dalle narrazioni evangeliche. Il teologo gesuita francese Joseph Moinght ha scritto che è nella persona di Gesù di Nazaret che Dio si è rivelato a noi uomini come un Dio per noi, come un Dio che è amore e che noi possiamo chiamare “padre”; Dio si è rivelato nella carne di Gesù, nella sua umanità, nella debolezza umana della persona stessa di Gesù. Ecco perché il rapporto con Gesù è costitutivo dell’identità del cristiano. Se non viene conosciuto Gesù, non si entra in relazione con Dio. “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14, 6). Ciò che possiamo dire di Dio è quanto vediamo in Gesù di Nazaret. E quando in Giovanni 1, 18 si dice “Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato” si intende dire che il Figlio ha fatto l’esegesi di Dio, cioè ne ha dato la spiegazione, la narrazione, … ma si intende anche che il Figlio ha “condotto verso”, che Gesù si è posto come la via per entrare in relazione con Dio, per entrare in una relazione vitale con Lui. “Io sono la via la verità e la vita: nessuno viene al Padre senza di me” (Gv 14, 6). Se il risorto, se il Gesù risorto viene definito dalla lettera ai Colossesi come “immagine del Dio invisibile” (1, 15) questo è possibile perché l’uomo Gesù ha adempiuto pienamente al compito di realizzare un tipo di umanità che era rivelazione piena di Dio.

La dimensione scandalosa dell’umanità di Gesù

Non ci spaventi il soffermarci sull’umanità di Gesù, sulla limitatezza della sua persona. È in Gesù, nella sua scandalosa rivelazione che Dio viene narrato. L’umanità di Gesù, il modo in cui ha vissuto la sua umanità, è la rivelazione, la verità di Dio.

È nel modo in cui Gesù ha declinato il parlare, l’abbracciare, l’ascoltare, il vivere, … che ci viene narrato Dio. Il Dio cristiano lo troviamo lì. Si tratta di entrare nei vissuti più quotidiani di Gesù. Se da un lato l’umanità di Gesù la raggiungiamo attraverso le narrazioni scritte dei Vangeli (non abbiamo un approccio diretto al Gesù storico), possiamo però dire che l’umanità di Gesù è il modo in cui Gesù ha scritto di se stesso. Sappiamo che Gesù non ha scritto nulla salvo che nell’episodio di Giovanni 8, 1-11 che possiamo riascoltare:

1Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Giovanni 8, 1-11

In quell’episodio, il suo scrivere a terra è un mimo profetico che lo collega al Dio che aveva scritto le tavole della legge per dire – di fronte alla donna adultera – che ora c’era un’altra legge, quella della misericordia. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Quello della donna era certamente un peccato: ma la nuova interpretazione della Legge che Gesù offriva metteva al centro la vita della persona.

Le diverse dimensioni dell’umanità di Gesù

Per conoscere il Dio cristiano bisogna leggere e ascoltare questa scrittura che è la sua umanità, la sua corporeità. Si tratterà di guardare dal punto di vista dell’umanità di Gesù, dei suoi sentimenti, sguardo, compassione, collera. Leggendo i Vangeli, proviamo a porci questa domanda: ma che uomo è quel Gesù che compie questi gesti, dice queste parole? che umanità abita in quest’uomo che entra nel tempio e rovescia i tavoli dei cambiavalute, che rimprovera quanti cercano di scacciare i bambini che disturbavano il Maestro, rifiutando una ieraticità che gli altri gli vorrebbero attribuire? Chi è questo uomo che di fronte alla prostituta in casa di Simone il fariseo vede non il peccato, ma l’amore? Chi è questo uomo capace di pronunciare parole come quelle delle beatitudini, tanto potenti e affascinanti: beati i perseguitati, … parole che hanno valore in sé, gesti forieri di futuro? Che uomo è colui che entra in relazione con tante persone malate e perde con loro tempo per restituire loro energie e dignità? Che umanità abita nell’uomo che ha anche la capacità di andare a toccare le gemme del fico e riesce a comprendere che la stagione sta cambiando, …?

La riforma della chiesa

Sotto papa Francesco viviamo una stagione della riforma che implica una nuova interpretazione dei testi fondanti il cristianesimo per annunciare in modo sempre più adeguato il volto di Dio all’uomo contemporaneo. La chiesa oggi è chiamata a presentare e narrare il volto umano di Gesù di Nazareth come il volto che ha saputo dire Dio.  Oggi siamo chiamati a cogliere l’umanità di Gesù come capace di narrare Dio per mostrare che il nostro Dio ha a che fare col nostro vissuto e col nostro vivere di uomini, che lo conosce in prima persona e di questo vissuto si preoccupa.

Questo potrebbe essere il terreno buono per ridire le antiche parole della fede. Dire la fede a partire da un preciso fondamento antropologico. Si tratta di prendere sul serio la radicalità dell’evangelizzazione di cui noi siamo chiamati ad essere i primi destinatari. Per venire trasformati in tutte le nostre dimensioni fino al punto di essere degli uomini di Dio la cui semplice presenza evoca, narra, dice la potenza dello spirito che li abita.

Per la riflessione personale

  1. Il cristianesimo: non un sottoporsi al peso di intollerabili e complicate prescrizioni legalistiche, quanto affidarsi alla persona di Gesù e seguirla. Non un cumulo di precetti, ma il fascino di una persona.
  2. L’umanità di Gesù scardina ogni concezione dualistica e spiritualistica della realtà. La spiritualità cristiana o è incarnata o non è.
  3. L’umanità di Gesù, programma di conversione individuale e comunitario.
  4. “Signore, non sappiamo dove vai …? Mostra il Padre e ci basta”. C’è questa domanda nel nostro cuore?

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