Campane o campanelli

Campane o campanelli

Mi piace iniziare questo editoriale con la simpatica immagine di un teologo che recentemente affermava: “non riporteremo la gente in chiesa suonando le campane, ma i campanelli delle case”.

Gli effetti della pandemia sono sotto gli occhi di tutti. Il Covid è stato un formidabile acceleratore di processi di cambiamento delle nostre comunità cristiane già in atto da tempo. “È finito il tempo della cristianità” ha detto, senza mezzi termini, il papa alla Curia romana il 21 dicembre 2019.

A chi si avvicina a noi, magari per la prima volta, non chiediamo subito che si impegnino, che ritornino alla messa domenicale, che entrino nelle nostre associazioni. Accogliamoli anzitutto, chiediamo loro di che cosa hanno bisogno, se hanno un lavoro, se i figli si trovano bene a scuola… Ma vediamo anche di andarli a cercare, se possibile, a casa loro.

Un modo praticabile – non affidato solo ai sacerdoti – è rappresentato dalle benedizioni delle case, in occasione del Natale. Una bella prassi, purtroppo interrotta lo scorso anno a causa della pandemia, ma che vogliamo riprendere nel rispetto di tutte le norme di sicurezza. Un appuntamento al quale teniamo molto, anche per la sua carica simbolica nella ricerca di una modalità “missionaria” di essere parrocchia. È necessario imparare ad aprire le porte della comunità per fare uscire i fedeli e inviarli nel mondo a condividere la testimonianza della propria fede con tutti, attraverso relazioni di amicizia e di fraternità, senza pretendere che chi incontriamo chieda … subito i sacramenti.

Come sempre siamo consapevoli delle difficoltà cui andiamo incontro, non ultima quella di cercare una fascia oraria in cui trovare le persone, senza però essere motivo di disturbo. Sappiamo anche che incontreremo persone e famiglie appartenenti a religioni diverse o comunque portatrici di una visione del mondo diversa da quella che la chiesa propone. Difficoltà che non possono spegnere l’entusiasmo con cui ci metteremo per strada: non siamo dei “piazzisti” interessati a vendere un prodotto, ma discepoli di Gesù desiderosi di mostrare il volto di una chiesa in uscita, che non aspetta che la gente venga a lei, ma che va incontro a tutti dal momento che non esiste per se stessa, ma per il mondo. Non per coccolare quanti già la frequentano, ma piuttosto per rendersi appetibile, simpatica, desiderabile a quanti l’hanno abbandonata o non l’hanno mai frequentata.

Auguri anticipati, allora. E grazie a quanti ci aspetteranno e ci accoglieranno quando suoneremo al loro campanello.

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