Gesù, uomo di ascolto e di parola

36Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; 38stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva diprofumo. 39Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
40Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». 41«Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. 42Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». 43Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. 47Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». 48Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». 50Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Dal Vangelo di Luca (7, 36-50)

Omelia

L’ascolto

La dimensione dell’ascolto nella fede cristiana e nella stessa testimonianza biblica è indubbiamente privilegiata. Dio è colui che parla e parlando fa del destinatario della sua parola un rispondente, un responsabile, un uomo chiamato ad ascoltare. L’ascolto è all’origine della fede e, ricorda Paolo nella lettera ai Romani, potremmo dire che tutta la dinamica della fede si svolge all’interno della dialettica chiamata e risposta. Il Dio della Bibbia è un Dio che parla (cfr. “e Dio disse…” di Gen 1). E risposta significa conversione per la relazione con Dio.
L’uomo è ciò che ascolta, come ascolta e noi siamo ciò che ascoltiamo.
Marco 4, 24 “state attenti a ciò che ascoltate”, perché ciò che ascoltiamo arriva ad abitare in noi e ci da una forma.
Luca 8, 18 “fate attenzione a come ascoltate”; c’è un contenuto oggettivo da ascoltare ed una postura con cui ascoltare.

Gesù uomo di ascolto

Gesù non solo ascolta il Padre e la Parola di Dio. “Io sapevo che tu mi ascolti sempre” (Gv 11, 42). Gesù sa di essere ascoltato dal Padre e sa ascoltare gli uomini e le donne che incontra sulla strada.

Queste le sette caratteristiche dell’ascoltare di Gesù.

  1. Un ascolto accogliente, libero dal giudizio. L’episodio di Luca 7,36-50 a casa di Simone il fariseo dice di una astensione dal giudicare la persona a partire dalla condizione etica in cui si trova. Ascoltando, accogliendo il linguaggio che quella donna poteva usare per dire la sua fede in Gesù. Una donna senza nome, senza parola, che usa il suo corpo – da altri usato – per manifestare il suo amore a Gesù. E a Gesù questo basta e avanza.
  2. Un ascolto che riguarda la sofferenza dell’altro. Marco 5, 1-20: un uomo posseduto che andava in giro nudo, aggressivo, abitando nei sepolcri. Gesù rimane lì e gli chiede “Come ti chiami?”. Gesù non fugge, ascolta il dolore che si esprimeva in quella aggressività.
  3. Dall’accettare la sofferenza altrui, alla compassione. Un termine che è un po’ discutibile, ma che parla del farmi vicino all’uomo nella sofferenza. Gesù fa del suo ascolto una pratica di compassione. Lascia risuonare in sé la fragilità dell’altro. Una compassione che è il no radicale di fronte all’indifferenza al male. Forma fondamentale della vicinanza all’altro. È arrivare a creare legami di fraternità a partire dalla coscienza e conoscenza della comune debolezza, della nostra comune fragilità, della nostra comune vulnerabilità.
  4. Gesù ascolta anche con il corpo. In Marco 5, 21ss c’è l’episodio della guarigione della donna emorroissa che gli tocca il mantello senza che Gesù se ne avveda, in mezzo alla folla che lo pressa. “Diceva infatti se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti…”. È importante la parola che accompagna quel toccare, l’intenzionalità con cui la donna si avvicina a Gesù. Come è importante la reazione di Gesù che chiede – nello stupore dei discepoli – chi lo avesse toccato. E “Gesù continuava a guardare intorno per vedere colei che aveva fatto questo”: una finezza di Marco che mette in evidenza come Gesù avesse già percepito che era stato toccato con fede da una donna. E così che la donna che si sente scoperta gli dice tutta la verità: “la tua fede ti ha salvata e guarita dal tuo male”. L’ascolto ci chiede di essere esperti nell’arte di guardare l’altro, nel decifrare i messaggi che ci lancia con lo sguardo o con un gesto. Non si tratta di ascoltare solo delle parole. Per questo l’ascolto è alla radice dell’amare umano e cristiano.
  5. Anche Gesù conosce le resistenze all’ascolto. Questo emerge in un testo eloquente e toccante: Mt 15, 21-28.

    “Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco una donna Cananea che veniva da quella regione gridava: pietà di me Signore, figlio di Davide, mia figlia è molto tormentata da un demonio, ma egli non le rivolse nemmeno una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: esaudiscila, perché ci viene dietro gridando. Egli rispose: non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele. Ma quella si avvicinò ed insisteva: Signore, aiutami. Gesù rispose: non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo i cagnolini. Sì Signore, disse la donna, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. Allora Gesù le replicò: donna, grande è la tua fede. Avvenga per te come desideri e da quell’istante sua figlia fu guarita”.

    Di fronte alla non risposta di Gesù la mediazione dei discepoli. Seconda risposta dura di Gesù: Gesù non predicò mai fuori dei confini di Israele. Ma la donna non demorde, è ostinata e gli rivolge ancora la domanda di aiuto.  Di fronte alla risposta di Gesù sui cagnolini c’è però il riconoscimento del primato di Israele. Perchè non pensare a una casa comune in cui ci sia spazio anche per i cagnolini. E Gesù riconosce la fede della donna e la accontenta. Gesù è capace di sbriciolare le sue corazze di resistenza all’ascolto dell’altro.
  6. L’ascolto che Gesù attua è differenziato, cioè è sempre relativo alla persona che ha davanti. Ascoltando l’altro Gesù fa nascere l’altro, promuove la sua soggettività. Nell’episodio del “giovane ricco” Gesù mostra di saper entrare in dialogo con gli altri interrogando la domanda: “cosa devo fare per avere la vita eterna … perché mi chiami buono?”. Gesù ti chiede un lavoro di discernimento, va alle radici della tua ricerca. L’ascolto che Gesù fa della domanda conduce l’altro ad ascoltare se stesso, a fare un percorso interiore. E lo fa in modo differenziato con le diverse persone. Con il lebbroso in Mc 1, 41-45, con le diverse persone che incontra e cerca di parlare la loro lingua per comprendere chi ha di fronte.
  7. L’ascolto di Gesù è personalizzante, mai Gesù si relaziona con delle categorie. Anche di fronte a quello che tutti etichettano come l’indemoniato, si rivolge a lui con un “come ti chiami”. Pensate a volte negli ambienti sanitari degli ospedali: “l’Alzheimer della camera 18, la polmonite della camera 27”. L’ascolto di Gesù ci rivela che l’altro è una unicità irriducibile. Pensate a Gv 4 e all’incontro con la samaritana dove avviene un passaggio da una inimicizia categoriale tra un giudeo e una samaritana, per arrivare a guardarsi in faccia e parlarsi. E superare quelle assolutizzazioni dell’identità che arrivano a dividere. L’identità è sempre plurale, è sempre meticcia. E sempre pluristratificata. Quando viene assolutizzata in un suo aspetto avvengono le catastrofi: Hutu – Tutsi, Serbi – Croati, … Nessuno di noi è solo italiano, solo cattolico, solo lombardo, solo presbitero, … Gv 8, 1-11: “chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”. Gesù fa un’opera di verità anche per i farisei, per risvegliare l’umano che c’è in ciascuno, anche se addormentato, sepolto sotto strati di pigrizia e di indifferenza.

Come parlava Gesù?

Gv 7, 46 “… mai un uomo ha parlato così”. Mc 1 “… insegnava con autorità, non come gli scribi”.

Gesù parla a partire da una interiorità profonda e abitata. Le stesse beatitudini Mt 5, 1-12 sono un insegnamento che nasce da un’esperienza che viene comunicata. Dietro le beatitudini c’è l’esperienza di un uomo che ha scoperto che certi vissuti valgono di per sé. La mitezza, la povertà, …, indipendentemente dai risultati che possono produrre. Gesù parla con convinzione, con potenza. La sua stessa presenza irradia questa forza. Gesù sente ciò che dice e genera empatia con chi gli sta davanti. In Mc 1, 41-45, davanti al lebbroso che dice “se tu vuoi, puoi guarirmi”, risponde “lo voglio, sii guarito” e lo fa con i sensi, toccando il malato. Quella di Gesù è una parola terapeutica, capace di creare del bene in una persona: Mt 8, 16 “Gesù scacciava gli spiriti impuri con la parola”. La parola di Gesù genera vita. Il suo parlare genera e dona vita.

Gesù insegna, parla in pubblico, narra parabole. Col suo linguaggio simbolico mette insieme cielo e terra. Parla di Dio attraverso storie umane, racconti di normalità capaci di orientare la vita dell’uomo, anche dopo avere generato disorientamento (cfr. Il figliol prodigo, gli operai della vigna, la pecora smarrita, …). Attraverso questo spiazzamento Gesù vuol fare intuire che se gli uomini non fanno così, così fa Dio. Parabole che hanno una finalità rivelativa, che parlano di Dio.

In Gesù vi è un’umanità calda, capace di guardare la realtà e che non vive solo di proposizioni teologiche. Sa conoscere e guardare ai fenomeni della natura. Questa è l’umanità di Gesù di Nazaret che forse ha qualcosa da dire a ciascuno di noi che abbiamo finito per immaginare una spiritualità disincarnata.

Il raccontare di Gesù ha un fine: Lc 10, 37 (cfr parabola del samaritano). A partire dalla domanda del dottore della legge Gesù interroga la domanda. “Come leggi?” e poi il racconto della parabola conduce l’interlocutore a mettersi in discussione e trovare da sè la risposta. “Chi di questi è stato prossimo?”. Racconti che ci prendono per mano con dolcezza e ci portano ad un giudizio che interpella noi stessi.

Il linguaggio sapienziale. Gesù non si ferma alle informazioni perché da sole non si arriva alla conoscenza. Usa un linguaggio sapienziale amico della vita e capace di trasmettere e generare vita.

Mt 5-7: insieme di proverbi, di formulazioni di saggezza. Il parlare di Gesù è una parola che ci fa sapere che cos’è l’esperienza, che cosa sia attraversare la vita. E dunque un parlare che manifesta stupore: solo un uomo capace di stupore, di contemplazione della realtà, può pronunciare le parole contenute in Mt 6 “io vi dico, non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete … guardate gli uccelli del cielo … il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno …”.

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