Domenica VI di Avvento 2021

Incarnazione del Signore o Divina Maternità di Maria

  1. Ormai ci siamo, ormai il Natale è alle porte e anche la liturgia assume questo tono di imminenza di qualcosa di grande. Particolarmente efficace è il messaggio di Isaia che scrive agli ebrei di ritorno dall’esilio a Babilonia ad una città, Gerusalemme, che non sarà più detta “abbandonata”, ma “ricercata”: «Ecco ciò che il Signore fa sentire all’estremità della terra: Dite alla figlia di Sion: Ecco, arriva il tuo salvatore». Lo stesso fa Paolo scrivendo ai cristiani di Filippi, la prima comunità cristiana d’Europa: «Siate sempre lieti … la vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino».
  2. Ma è chiaro che il motivo di questo sguardo positivo non sta nè in un temperamento sorridente, nè nell’assenza di problemi o motivi di ansia. Problemi molto presenti sia nella comunità giudaica di ritorno da Babilonia, sia nei cristiani delle prime comunità numericamente insignificanti, schiacciate tra paganesimo e giudaismo. Questa “letizia” che Paolo raccomanda per ben due volte, si giustifica nella fede in un Dio che dopo il di Maria è entrato nella storia e grazie al di ciascuno di noi vuole continuare a visitare l’umanità e a rendersi visibile. Ecco perchè tutta la liturgia è come attratta dal sempre affascinante brano dell’annunciazione a Maria a partire dal quale i cristiani hanno imparato a definire il mistero centrale della loro fede col nome di “incarnazione del Signore”, o della “divina maternità di Maria”. Espressioni purtroppo non più capaci di farci saltare sulla sedia tanto sono diventate normali, ma che ancora oggi suonerebbero come scandalose per centinaia di milioni di credenti come i figli di Israele o i seguaci dell’Islam: come si fa a credere che colui che i cieli non possono contenere sia cresciuto in un grembo di donna? Come è possibile immaginare che Dio, l’onnipotente creatore e dominatore di tutte le cose si sia come ristretto e fatto fragile come un embrione, un feto, un bambino? Come è possibile credere che questo Dio, che ha creato tutte le cose dal nulla, ora venga a chiedere permesso di entrare nella storia ad una ragazzina di uno sperduto e sconosciuto villaggio di un territorio troppo vicino al confine con le terre pagane per essere meritevole di interesse da parte dell’opinione pubblica dell’antico Israele?
  3. Non intendo risolvere troppo facilmente questi interrogativi che mi piacerebbe risuonassero nel nostro cuore durante i prossimi giorni di festa, magari in un momento di preghiera silenziosa davanti al presepe. In questa breve riflessione mi accontento di lasciare riecheggiare qualche suggestione.
  4. Ad esempio, la risposta di Maria alle parole dell’angelo “ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua Parola” potrebbe essere il titolo di un movimento femminista cristiano. Dire che Maria è “serva del Signore” significa attribuirle un titolo solenne che nella Bibbia era stato riservato solo a quelle grandi personalità – mai ad una donna – che hanno avuto un ruolo speciale nella storia della salvezza. “Servi del Signore” sono Abramo, Mosè, Giosuè, Samuele, Davide. Poi il Messia stesso sarà chiamato con quel nome. Dicendo “sono la serva del Signore” Maria dimostra di pensare a se stessa come colei in cui si realizza l’intervento definitivo della salvezza e il suo diventa il terreno in cui fiorisce la massima sorpresa divina, quella di generare il Figlio di Dio. 
  5. E per finire, mi piace dare la parola ad uno dei padri della Chiesa che più di tutti ha meditato sulla figura di Maria e sul mistero di un Dio onnipotente, ma che si fa debole al punto da chiedere permesso ad una di noi per attuare il suo piano. In una delle sue omelie sulla Madonna san Bernardo abate così si esprime: “Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito Santo. L’angelo aspetta una risposta: deve far ritorno a Dio che l’ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, noi oppressi miseramente da una sentenza di dannazione… Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutto il genere umano. O Vergine, dà presto la risposta… Rispondi la tua parola e accogli la Parola: dì la tua parola umana e concepisci la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la Parola eterna. Perchè tardi? Perchè temi? Credi all’opera del Signore, dà il tuo assenso ad essa, accoglila… «Eccomi», dice, «sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto»”. 

E da quel momento, da quel , le sorti della storia sono cambiate. E da ogni che sapremo dire ancora la storia degli uomini potrà cambiare, perchè con ogni nostro permetteremo a Dio di entrare ancora visibilmente nella nostra tormentata vicenda umana.

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