Cristiani, ossia cittadini “capaci” di politica

Cristiani, ossia cittadini “capaci” di politica

Sia il nostro Patrono l’ispiratore costante del nostro stile di vita

Alcuni anni fa un parroco amico mi confidava con amarezza: “quando si parla di politica in parrocchia si finisce sempre per litigare”. Ebbene, è proprio di tale argomento che vorrei ragionare in questo editoriale che fa seguito al secondo appuntamento del nostro Consiglio pastorale Parrocchiale dedicato all’impegno politico del cristiano. Da quando – alla fine degli anni ’90 – è finita la cosiddetta “unità politica dei cattolici” che vedeva i Vescovi italiani indirizzare gli elettori verso la Democrazia Cristiana, considerata come il partito che meglio rappresentava le istanze della Chiesa a livello politico, i cattolici si sono dispersi in tutte le compagini partitiche. Ci si illudeva che questo avrebbe potuto rappresentare un rafforzamento della capacità di fecondazione in senso cattolico dei programmi dei partiti. In realtà ciò non è avvenuto, anzi ne è derivata una polarizzazione che ha appiattito i cattolici sulle posizioni dei due grandi schieramenti di centro destra e centro sinistra, senza riuscire a generare occasioni di confronto pacato all’interno delle comunità cristiane tra quanti – pur riconoscendosi nella dottrina sociale della Chiesa – fanno scelte opposte sul piano elettorale.
Col risultato che – per non litigare – di cose “politiche” non se ne parla tra di noi e che, alla lunga, anche nei nostri ambienti si ingeneri “una sorta di disaffezione per la politica, una specie di indifferenza, forse anche uno scoraggiamento come di fronte ad un terreno impraticabile o a un argomento che mette a disagio”. Così si esprimeva l’Arcivescovo Mario nell’omelia per la solennità dell’Epifania dove esortava: “Non siamo autorizzati all’indifferenza: non perché abbiamo qualche cosa da rivendicare, dei privilegi da difendere … ma perché ci sta a cuore il bene comune”. 
E allora, “come devono comportarsi coloro che hanno visto la luce, coloro che hanno adorato il mistero di Dio che si è rivelato in Gesù? Come buoni cittadini, miti e sottomessi, integrati nel sistema o come ribelli, che trasgrediscono gli ordini del re?”. Se i cristiani hanno a cuore non solo il loro stare bene, ma il bene di tutti, ciò che giova al vivere insieme, talvolta arriveranno a “resistere al tiranno, a trasgredire l’imposizione del potere autoritario … utilizzato per imporre una parte su un’altra, un interesse particolare a dispetto della vita, della dignità, della libertà delle persone”.
Nei prossimi mesi i cittadini sestesi saranno chiamati a pronunciarsi per il rinnovo dell’amministrazione comunale. Sarebbe bello ed estremamente fecondo ricordare “che i cristiani non sono esonerati da responsabilità pubbliche e da scelte politiche. I discepoli di Gesù non sono gente che vive fuori dalla storia, che coltivano una religione fatta di devozioni che non incidono nelle scelte pratiche, politiche”. Insieme, va auspicata una campagna elettorale all’insegna della responsabilità, della gentilezza, … tanto appassionata, quanto libera da toni ed atteggiamenti aggressivi e volgari. Lo chiediamo anzitutto a quanti saranno impegnati direttamente, ma in modo particolare ce lo dobbiamo chiedere come discepoli di quel Gesù che ci ha insegnato ad amare i propri nemici e in questo amore ha racchiuso il nucleo della rivoluzione cristiana. Ce lo chiediamo come orgogliosi membri di una comunità intitolata a Santo Stefano che è morto pregando per quanti lo lapidavano. Sia il nostro patrono l’ispiratore costante del nostro stile di vita.

Don Roberto Davanzo

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