II Domenica di Quaresima – della samaritana

  1. È con imbarazzo che sono costretto a scegliere di soffermarmi tra due pagine ugualmente belle e ricche: quella eternamente affascinante dell’incontro di Gesù con la donna samaritana e quella, meno conosciuta a noi cristiani, ma ugualmente affascinante, di Dt 6 dove – seppure con un linguaggio a noi estraneo – il Dio della Bibbia si presenta come un Dio che donando tutto di sè all’uomo, per essere capito bisogna che l’uomo sia disposto a dargli tutto. Parafraserei così le parole di Dt: 
    “Queste parole che vi dono (e che non sono solo precetti, istruzioni, comandi, … ma il mio modo di pensare, il modo per entrare in comunione con voi) le dovete tenere nel cuore e nell’anima perchè siano guida all’intelligenza e agli affetti; tenetele nella mano perchè guidino la vostra azione e davanti agli occhi per non dimenticarle mai; le insegnerete ai vostri figli perchè i vostri figli capiscano che i loro genitori li hanno messi al mondo non per gioco o per sbaglio, ma perchè avevano scoperto che la vita è un dono troppo bello per non essere condiviso e vedrete che non ci sarà nessun momento della vostra vita che non sia avvolto nel mistero di Dio; persino sulla porta di casa, luogo simbolo del rapporto con gli altri, dovranno essere scritte per illuminare e orientare la vostra vita sociale. Se farete così la vostra vita sarà bella, non facile, ma bella”.
    Questo era l’ebraismo, almeno nelle intenzioni del Dio dell’AT. E questo è il cristianesimo: esperienza totalizzante affinchè la vita dell’uomo sia vita dignitosa e meritevole di essere vissuta. Ma quando scoppia una guerra tra popoli che si onorano delle loro radici cristiane viene da chiedersi: come mai quelle radici non riescono a generare frutti coerenti? Possibile che chi scatena le guerre non abbia mai meditato quelle parole e non ne sia rimasto affascinato?
  1. Ma veniamo alla pagina della samaritana della quale raccolgo solo qualche spunto che quest’anno mi ha colpito più degli anni passati e che vorrei comunicarvi:
    1. Questa donna samaritana è come un simbolo per parlare di quella terra che era stata ripudiata dall’ebraismo ufficiale; nei secoli era diventata terra di immigrazione forzata, di popoli trapiantati da altre terre che però avevano creduto nel Dio di Israele, si erano riconosciuti nelle sue promesse, nel suo amore, ma erano stranieri e quindi non di razza pura. Da qui il disprezzo, il marchio di razza bastarda, il rifiuto – da parte dei giudei – di avere relazioni con loro. Una terra e un popolo, dunque da cui tenere le distanze. 
      Così la donna, una da cui tenere le distanze, perchè donna, perchè samaritana, perchè matrimonialmente irregolare: 5+1!
      Da quella terra invece Gesù ci passa. E da quella donna non tiene le distanze. Anzi la raggiunge al pozzo, senza farsi condizionare dal fatto che era donna, che fosse samaritana, che avesse avuto esperienze amare. Anzi, facendo balenare alla sua sete un’acqua diversa, a lei che aveva attinto, senza mai dissetarsi, al pozzo dell’acqua e al pozzo dell’amore. Vedete, il pozzo, nella Bibbia è luogo di ristoro per chi è alla ricerca dell’acqua, ma anche luogo di corteggiamenti per chi è alla ricerca dell’amore. Il pozzo di Sicar, storia di acque e storia di corteggiamenti. A quel pozzo Gesù si fa incontrare, perchè Dio non sopporta che nessun uomo nè donna gli restino lontani. 
    2. A questo pozzo, dice il vangelo, Gesù ci arriva perchè “affaticato per il viaggio”. Il Dio di cui parla Gesù è un Dio che si stanca pur di raggiungerci, pur di incontrarci. È vero, anche l’uomo lo cerca, ma il viaggio più lungo è il suo. “Quando decisi di mettermi in cammino verso Dio scoprii che lui da sempre camminava verso di me”. E questa stanchezza di Dio per il suo lungo viaggio è una buona notizia del Vangelo. Gesù stanco per ciascuno di noi. Ricordate l’episodio di Zaccheo e la nota di Gesù “il Figlio dell’uomo è venuto a cercare …”. Qui ci viene detto che questa ricerca non è stata una cosa salottiera, ma che l’ha pagata cara, fino alla croce. Monito permanente ad una Chiesa che dimentica di esistere anzitutto per quelli che non ci sono ancora entrati, non per coccolare quelli come noi che da sempre vi siamo cresciuti.
    3. Ancora una volta la donna era stata corteggiata al pozzo. Ma questa volta non usata, non spenta, non consumata. E così il suo cuore si inteneriva fino a metterle fretta di raccontare a tutti di quel corteggiamento, tanto da dimenticare l’anfora con cui era venuta al pozzo. Ma forse si era intenerito anche il cuore di Gesù, fino a vedere biondeggiare i campi, anche se mancavano quattro mesi. Lui li vedeva già biondeggiare: una donna irrecuperabile e irregolare si era aperta all’acqua nuova che lui voleva offrirle e così i suoi compaesani, aperti a riconoscerlo come “il salvatore del mondo”, loro impuri samaritani. Lui, libero dalla fragilità delle relazioni e dai condizionamenti culturali. Mentre i suoi discepoli invischiati in quei condizionamenti e capaci solo di stupirsi che stesse parlando con una donna. Incapaci di riconoscere che c’è un cibo diverso che tiene su le persone: quel fare la volontà del Padre, compiere la sua opera che è quella di offrire agli uomini la possibilità di scoprire un Dio diverso per il quale vale la pena di cambiare persino vita.
      Che sia questo il cibo capace di riempirci la vita e gli occhi!

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