Ascensione

  1. L’idea che la terra sia la dimora dell’uomo e il cielo la casa di Dio appartiene un po’ a tutte le religioni del mondo. Basti pensare alle piramidi dei babilonesi o al fatto che i templi antichi venivano sempre edificati sulla sommità di alture e colline. E allora si capisce perché, per parlare del definitivo ritorno di Gesù – morto e risorto – nella sfera di Dio Padre, Luca utilizzi lo schema basso-alto, terra-cielo. Prima che Mosè incontrasse il mistero di Dio al roveto ardente il suo nome era “Dio delle altezze” per dire che lo si immaginava abitare sopra le montagne, sulle alte vette. 
  2. Nel dire questo, intuiamo tutti che siamo chiamati a togliere il guscio del racconto per coglierne il frutto, a decodificare questo linguaggio “verticale” per coglierne almeno qualche significato utile per la nostra fede, utile per la nostra vita. E per farlo mi viene in mente che Gesù stesso, negli anni della sua attività pubblica aveva fatto questa previsione: “quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me” e l’evangelista commenta: “questo diceva per indicare di quale morte doveva morire”. Una morte da maledetto, sospeso a mezz’aria, rifiutato dalla terra e rifiutato dal cielo. Il linguaggio dell’innalzamento si mescola a quello dell’abbassamento. Gesù viene innalzato nel momento in cui si abbassa fin dentro la nostra sofferenza, fin dentro la nostra morte, fin dentro la sua discesa agli inferi.
    Questa è stata l’esperienza di Gesù: appeso alla croce, sollevato da terra, come primo passo verso il suo innalzamento verso il cielo, verso il Padre che lo aveva inviato, che lo aveva fatto “scendere”. 
  3. E così il mistero dell’Ascensione dice qualcosa del mistero di Dio e qualcosa del mistero dell’uomo. A proposito di Dio ci dice che dopo la Pasqua di Gesù nella casa di Dio, nella sfera di Dio ci entra un pezzetto di umanità. Il corpo morto e risorto di Gesù ora è lì, alla destra del Padre. In Dio è avvenuto un certo cambiamento. Dio non è quella cosa che non cambia mai. Da quando Gesù risorto è tornato al Padre sta preparando un posto anche per noi, destinati ad abitare quella stessa casa al termine dei nostri giorni.
  4. Ma, dicevo, l’Ascensione dice qualcosa anche a noi uomini e non solo rispetto a quello che ci attende “dopo”, ma in riferimento a quella che è la nostra vita adesso. Tornando al Padre Gesù risorto affida ai suoi discepoli (di allora e di oggi) la continuazione della sua missione. Questo dice la infinita e un po’ pazza fiducia e l’immensa disponibilità a rischiare di Gesù nei nostri confronti. In questo senso ci è di aiuto il brano di san Paolo agli Efesini (epistola) in cui viene usato di nuovo il linguaggio alto-basso, ascendere-discendere. E la discesa-ascesa di Gesù ha come obiettivo quello di trasmetterci dei doni, delle abilità, dei compiti (apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri) per realizzare il sogno di Dio che è quello di rendere tutta l’umanità “corpo di Cristo … uomo perfetto”, presenza piena e trasparente di Dio nella storia. Ma questo dice che la fede non potrà mai accontentarsi di essere solo ritenere per vere certe affermazioni su Dio, la creazione, … Molto di più: la fede cristiana è entrare con passione in questo disegno, è la disponibilità a continuare la missione di Gesù nel guarire il mondo dal mistero del male. Come? Desiderando una piena comunione col mistero di Dio, ma a condizione di essere disposti ad abbassarci.
  5. Diciamocelo: il verbo “abbassarsi” non incontra il nostro favore. Ma, dopo Gesù, abbassarsi per mettersi accanto a chi è piccolo, debole e povero, come ha fatto lui, sarà un po’ come un innalzarci, un salire, un ascendere. Nel nostro linguaggio parliamo di salire i gradini della scala sociale per avere di più, per essere più considerati, in una parola per riuscire. La logica del vangelo è un’altra: solo Gesù è l’innalzato e con lui quanti si mettono in ginocchio, si abbassano per lavare i piedi dei loro fratelli. Questi innumerevoli uomini e donne che scendono in basso, nell’umile servizio dei loro fratelli, in verità sono gli innalzati. Oggi è la loro festa. Quanti piedi avrà lavato Madre Teresa di Calcutta? Quanti pasti ogni giorno servono i volontari della carità nelle mense delle nostre città? Ai nostri ragazzi che vogliono farsi strada salendo nella scala sociale dobbiamo ricordare il mistero dell’Ascensione: sale in alto solo chi discende. È grande solo chi si fa piccolo, è primo solo chi, mettendosi al servizio, si fa ultimo.

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