La mitezza e la collera di Gesù

MOMENTO

PER INTRODURCI
CANTO INIZIALE
SALUTO
Cel. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
Tutti Amen
Cel. Il Signore che guida i nostri cuori nell’amore e nella pazienza di Cristo, sia con tutti voi
Tutti E con il tuo Spirito

INTRODUZIONE DEL TEMA
(sacerdote)

INVOCAZIONE ALLO SPIRITO
SALMO 27 (26) – Il Signore è mia luce e mia salvezza
Il Signore è mia luce e mia salvezza
di chi avrò paura?
il Signore è la forza della mia vita
di chi avrò timore?
Se vengono i malvagi contro di me
per lacerarmi la carne
sono essi, nemici e avversari
a inciampare e cadere.
Se un’armata si accampa contro di me
il mio cuore non teme
se infuria una battaglia contro di me
anche allora ho fiducia.
Una sola cosa ho chiesto al Signore
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita
contemplare la bellezza del Signore
cercarne la presenza.
Nel giorno del male mi offre un riparo
nella sua dimora
mi nasconde nel segreto della sua tenda
sulla roccia mi innalza.
E ora egli rialza la mia testa
sui nemici che mi attorniano,
andrò a celebrare nella sua tenda
il sacrificio di esultanza
innalzerò un canto al Signore
con inni di lode.

PER ADORARE
ESPOSIZIONE EUCARISTICA
CANTO DI ESPOSIZIONE
BREVE SILENZIO DI ADORAZIONE
PER ASCOLTARE
Emozione o virtù (ascoltiamo Matteo 11, 20-30)
Se la collera è un’emozione, la mitezza si situa sul versante delle virtù. Dobbiamo metterle insieme per capire che cosa ci dicono dell’umanità di Gesù.
Mt 11, 29 Gesù lo dice di sé: “mite e umile di cuore”. Mitezza e umiltà come condizione e affidabilità del suo insegnamento. Solo chi ha lavorato su di sé ed è cresciuto nella mitezza è abilitato ad insegnare e guidare. La mitezza non è remissività o debolezza, ma è la vera forza esercitata verso se stessi.
Il brano è inserito in un contesto in cui Gesù sta rispondendo ad un momento di crisi della sua predicazione: Giovanni Battista, rigettato; Gesù, rigettato. Sperimenta il fallimento della sua azione pastorale ed educativa. Quando ci dovessimo trovare a sperimentare tali fallimenti, dobbiamo vederla come una grande occasione per seguire Cristo.
Non ci è lecito vivere alcun ruolo senza coltivare adeguatamente le virtù umane; non possiamo ignorare la necessità di un cammino di formazione. Il rischio è generare figure arroccate sul proprio ruolo.
Proprio dopo questa delusione pastorale Gesù conferma il suo “sì” al Padre. Un “sì” che non è condizionato dal successo della sua missione.

L’insegnamento dei profeti
Geremia 20, 7ss: la protesta per la violenza subìta da parte di Dio con la tentazione dell’abbandono. L’autenticità della vocazione si fonda su una passione che nasce dall’innamoramento alla Parola di Dio.
7Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; / mi hai fatto violenza e hai prevalso. / Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; / ognuno si beffa di me. / 8Quando parlo, devo gridare, / devo urlare: «Violenza! Oppressione!». / Così la parola del Signore è diventata per me / causa di vergogna e di scherno tutto il giorno. / 9Mi dicevo: «Non penserò più a lui, / non parlerò più nel suo nome!». / Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, / trattenuto nelle mie ossa; / mi sforzavo di contenerlo, / ma non potevo.
Adesso ascoltiamo la pagina di 1Re 19, 1-13 che potremmo intitolare “la depressione di Elia”.
La depressione di Elia, perseguitato da Gezabele, contrasta con la dimensione incendiaria del profeta; fugge, si isola, perde la capacità di aprire gli occhi sulla reale situazione (“sono rimasto solo”) e viene raggiunto nella sua debolezza dal Signore sull’Horeb. Il Signore che si presenta come “voce di silenzio sottile”. Anche nel momento della crisi il Signore può farsi presente, seppure in modo inedito, non con lampi e fulmini, ma con una voce interiore. Il vento nella Scrittura ha lo scopo di rappresentare la forza di volontà del profeta Elia. Ma quando ci si basa solo sulla volontà, anche se impetuosa come per Elia, il rischio è quello di andare verso lo scacco. L’esperienza spirituale non può esaurirsi alla volontà. Il terremoto parla della dimensione emotiva della persona che certamente caratterizzava Elia e così non possiamo esaurire l’esperienza spirituale ad emozione. Infine, il fuoco che è spesso il simbolo della dimensione erotica, affettiva, attraversata dall’esperienza spirituale senza mai esaurirla. Dunque, c’è un livello più profondo: l’esperienza spirituale riguarda questi ambiti ma deve raggiungere quella voce di silenzio in cui non c’è né eccesso di zelo, né sussulto emotivo, né passione incontrollata, ma la sintesi di tutti questi elementi che nel nuovo testamento prenderà il nome di Spirito Santo. L’esperienza di Gesù stesso non può che conoscere momenti di difficoltà che vanno integrati nell’esperienza della sequela stessa.

La mitezza di Gesù
La mitezza è frutto di un intenso lavoro interiore. E Gesù ce ne dà tanti esempi. Pensiamo a come reagisce al tradimento di Giuda. Non usa toni forti e violenti. Mostra la mitezza che è la capacità di essere più forti della propria forza, di porre limiti al proprio agire. 

Luca 9, 51-56
51Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Gesù è determinato, ma senza che questo si trasformi in violenza. Indurì la sua faccia verso Gerusalemme. Ma la sua risolutezza non diventa reazione violenta verso chi lo sta rifiutando. 
Mitezza è pazienza, è attesa dei tempi dell’altro. La mitezza del genitore, dell’educatore. La mitezza si manifesta con l’arte della parola e del dialogo. Se tra Caino e Abele si fosse instaurato un dialogo si sarebbe arrivati all’omicidio? Dia-logos: è la parola che fa da ponte nei conflitti. Quando questo non c’è si arriva alla violenza, alla sopraffazione. Il dialogo è il luogo della mitezza. Ecclesiam suam 83: “carattere proprio del dialogo è la mitezza …”

Matteo 21, 1-5: l’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme avviene con mitezza, rinunciando alle prerogative regali. 
1Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. 3E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». 4Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: 5Dite alla figlia di Sion: / Ecco, a te viene il tuo re, / mite, seduto su un’asina /e su un puledro, figlio di una bestia da soma.
Non solo non viene con un suo esercito, ma disarmerà il suo stesso popolo. È il messia mite che dice di no alla violenza, ma per farlo avrà bisogno di molta forza.

Marco 4, 26-29: la mitezza nel rapporto con il tempo e con il fare. 
26Diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; 27dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. 28Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; 29e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Il contadino che interrompe il suo lavoro mette un limite alla sua opera. Mette in atto una pratica di mitezza: ha il coraggio di non fare, di non intervenire. Applicata ad una relazione educativa è aspettare i tempi dell’altro e della sua crescita, mettendosi al servizio della libertà e della soggettività dell’altro. 
Bisogna saper immettere mitezza anche nei nostri progetti pastorali, sconfiggendo quella nevrosi incapace di far crescere l’altro.
Mitezza come forma assunta dalla chiesa sinodale: è sinodalmente che la chiesa mostra di essere corpo e cerca di pervenire a risultati attraverso la scansione “tutti, alcuni, uno”, secondo una piramide in cui il vertice sta sotto tutti. Tommaso d’Aquino affermava che lo Spirito Santo è presente nelle assemblee in cui si dibattono i problemi. La vera concordia è intrecciata con la diversità. La pratica sinodale è pratica di mitezza. Il metodo con cui la chiesa si costruisce come corpo.

La collera di Gesù
La mitezza non si oppone alla collera, ma alla distruttività della bugia e della menzogna. Per Gregorio Magno la collera trattenuta non è mitezza. Caino ucciderà Abele per non aver saputo manifestare la sua collera nel dialogo.
Di per sé, si tratta di un’emozione che non è né buona né cattiva. Nella nostra tradizione culturale è vista negativamente, perché connessa alla violenza, legata alla dimensione non razionale dell’animo umano. Ma nella Bibbia spesso è abbinata a Dio, per dire l’altra faccia della misericordia e della compassione: di fronte al povero umiliato e sfruttato Dio non resta indifferente e i profeti gli prestano la voce per dire la sua indignazione. È scandalo e di fronte a questo scandalo siamo provocati a sconfiggere l’indifferenza nei confronti del male.
Gesù mite ed umile di cuore non esita a nutrire sentimenti di rabbia e di indignazione:

Giovanni 2, 13-15
13Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. 15Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16e ai venditori di colombe disse …
Gesù si arrabbia quando i discepoli allontanano i bambini che volevano avvicinarsi a lui. Con linguaggio profetico Gesù mostra che del male bisogna parlare male.
Nei nostri mondi, le persone più rigoriste, zelanti, rigide … sono le meno apprezzate da Gesù.
Il problema non è andare in collera.

Matteo 5, 22ss per imparare un uso non violento della collera:
22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.

Per continuare la riflessione

  • Mitezza e collera: quali aspetti del mio carattere/temperamento hanno bisogno di essere educati e limati per progredire nella mia vita di fede?
  • La mitezza e la collera in Gesù ci aiutano a superare ogni interpretazione troppo “angelica” e disincarnata della figura del cristiano. 
  • La mitezza, ossia una virtù dei forti. La collera, una virtù di chi non sopporta ingiustizie e discriminazioni.

PER PREGARE INSIEME
SALMO 27 (26) – Il Signore è mia luce e mia salvezza
Signore, ascolta la mia voce, io grido
pietà di me, rispondi,
il mio cuore mi ridice il tuo invito:
«Cercate il mio volto!»
il tuo volto, Signore, io cerco
Non nascondermi il tuo volto!
Non scacciare il tuo servo nella collera
sei tu il mio aiuto,
non mi lasciare, non mi abbandonare
o Dio mia salvezza
se mi abbandonano mio padre e mia madre
mi accoglie il Signore.
Mostrami la tua via e guidami, Signore
sul giusto cammino,
se mi insidiano non mi abbandonare
alle brame degli avversari
si levano contro di me falsi testimoni
e soffiano violenza.
Sono certo di contemplare la bellezza del Signore
sulla terra dei viventi
spera nel Signore, sii forte, rinsalda il cuore
spera nel Signore.

Cel. Introduce il Padre nostro

COMUNIONE

BENEDIZIONE
Cel. Preghiamo
Signore Gesù Cristo,
che nel sacramento mirabile del tuo corpo e del tuo sangue
ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua,
fa’ che, adorando con viva fede questo santo mistero,
riceviamo in noi i benefici della redenzione
operata da te, nostro Signore e nostro Dio,
che vivi e regni con il Padre,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Tutti Amen
Cel. Il Signore sia con voi
Tutti E con il tuo spirito. Kyrie eleison (3v)
Cel. Diamo lode al Signore
Tutti Rendiamo grazie a Dio

CANTO DI BENEDIZIONE
Cel. Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.
Tutti Amen

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