II Domenica dopo Pentecoste

  1. Dopo aver fissato lo sguardo sul volto del Dio dei cristiani con la festa della Trinità inizia questo lungo e affascinante percorso che ci porterà fino alla fine dell’anno liturgico, prima e vera catechesi che la chiesa propone ai credenti, di domenica in domenica, per nutrire la fede, l’intelligenza e gli affetti, quelli che poi ti muovono, quelli che ti spingono ad agire.
    E la prima tappa di questo cammino ha come tema di fondo quello della creazione: il Dio che chiamiamo Trinità/Comunità non si è accontentato di vivere bene al suo interno, di essere contento in quella relazione d’amore che lega il padre, il Figlio, lo Spirito. Ha voluto condividere con altre realtà che non sono come lui ciò che lui è. Questo condividere la Bibbia lo chiama “creare”, che non significa “fare dal nulla tutte le cose”, ma mettere qualcosa di sé in tutto ciò che esiste, rendere partecipi altre realtà del proprio mistero. E tra queste realtà, la prima, la più importante, è l’uomo, siamo ciascuno di noi. Certo, l’uomo è un grande punto interrogativo. Il Siracide lo dice con chiarezza: che cos’è? a che serve? dove sta il suo bene? Capite che dire che l’uomo lo ha voluto Dio, che non viene dal caso, non è nato per caso, non significa minimamente sciogliere il suo mistero e i credenti non sono quelli che hanno le risposte facili per ogni domanda. Ma un’altra cosa che Siracide afferma è che questo uomo, così misterioso, è oggetto della misericordia di Dio. Dio non si accontenta di crearlo, lo vuole libero e dunque accetta il rischio del rifiuto. Ma gli vuole bene, lo perdona nella sua miseria, gli usa misericordia. E allora, se così fa Dio, allora gli uomini tra di loro devono trattarsi con misericordia, con pazienza, con perdono.
  1. La liturgia oggi però dice un’altra cosa, tanto importante quanto non così scontata nel nostro modo di pensare. Ho infatti l’impressione che la formazione ricevuta ci porti a pensare che la creazione, le cose, il mondo, … siano qualcosa di passeggero, come una barca che, finita la traversata, viene abbandonata: ormai non serve più, siamo sulla terra ferma. In realtà – ed è Paolo che ci spinge a pensare in questo modo – la creazione è anche per Dio un punto di non ritorno, malgrado la fragilità e la miseria che il creato porta con sé. Pensate a come il mistero del male rovini l’opera di Dio, alle catastrofi naturali che generano infinite sofferenze. Pensate all’utilizzo scriteriato delle risorse del pianeta che noi facciamo come se il mondo dovesse finire con noi, come se non ci dovranno essere altre generazioni che dal pianeta possano trarre di che vivere. Ebbene, Paolo ci dice che certo, la creazione così come è non rispecchia il progetto originario, che, come una donna che sta per partorire, soffre, ma ciò che l’attende è la gioia di una nuova vita. 
    Così per la creazione: verrà trasformata, smetterà di generare dolore e così come anche noi risorgeremo, avremo un corpo trasfigurato che non ci farà dimenticare ciò che abbiamo vissuto nella nostra vita, ma sarà una cosa nuova e bellissima, anche la natura, il cosmo, gli animali, le piante, … li avremo al nostro fianco a rendere ancora più bella la vita da risorti e Dio stesso abiterà in queste cose. Anche per Dio qualcosa cambierà. È cambiata la sua vita da quando Gesù risorto è tornato al Padre con il suo nuovo corpo; cambierà ancora quando la creazione entrerà “nella libertà della gloria dei figli di Dio”.
  1. Se tutto questo è vero e non è solo una mia illusione – nel qual caso però me lo dovete dimostrare! – allora capite il senso della finale del vangelo di questa domenica dove Gesù dice: mangiare, vestirsi, … sono cose importanti. Avere una bella abitazione, essere previdenti rispetto a quello che il futuro potrebbe riservarci è buon senso. I cristiani non sono ingenui figli dei fiori. Ma attenti bene all’affanno, a quella preoccupazione che ti viene quando la tua mente, i tuoi progetti, il tuo cuore sono tutti “occupati” da ansie immotivate, quando sei dominato, invaso da pensieri che ti fanno perdere di vista le persone, le cose, gli eventi. “Cercate anzitutto il regno di Dio”: innamorati del suo progetto di bene su di te e su tutti gli uomini e su tutto il creato, appassionati anzitutto di quello, fai in modo che quanti incontrerai possano sapere che la loro vita non è un tribolare senza senso. E allora vedrai come la vita ti cambierà, come tanti affanni svaniranno, come sarà bello sapersi pensati da Dio, da uno che sa ciò di cui abbiamo bisogno.

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