Un volontariato che si fa impegno politico

Un volontariato che si fa impegno politico

Corresponsabili della salute delle istituzioni della società civile

Il prossimo 12 giugno i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per rinnovare le amministrazioni di circa 1000 comuni. Tra questi anche quelli di Sesto San Giovanni. Questa significativa tornata elettorale ci consente (ed un po’ ci impone) una riflessione sul significato che uno sguardo di fede conferisce all’impegno di amministrare la cosa pubblica, specie quando ci si riferisce non tanto alle grandi città delle aree metropolitane, quanto ai comuni piccoli o medio-grandi. È in questi ambiti che un sindaco, un assessore, un consigliere comunale, … acquistano una preziosa visibilità agli occhi dei cittadini. Smettono di essere dei volti riprodotti nei manifesti elettorali o delle scrivanie e diventano interlocutori diretti degli abitanti di un determinato territorio.

Da più parti viene però segnalata una certa disaffezione, una vera e propria “crisi vocazionale” nel reperire figure disponibili ad assumere questi ruoli. Ed è anche per questo che come credenti nel Dio cristiano siamo tenuti a riconoscere il profondo “spessore civico” che deve animare quanti condividono la fede in Gesù di Nazaret.

Nei nostri ambienti parrocchiali, come in quelli di movimenti e associazioni ecclesiali, è indubbio quanto venga sostenuto l’impegno ad un volontariato e ad una solidarietà fattiva. Credo però altrettanto doveroso incoraggiare una prossimità che si esprima in un impegno politico, di carità indiretta rivolta anche a chi forse non si incontrerà mai. Certo, l’impegno politico e sociale non è in primo luogo quello delle classiche opere di misericordia corporale che traduce un tipo di carità solitamente personalizzato: andare alla persona che soffre e renderle un servizio di carità; andare a visitare un malato; preoccuparsi di una persona disabile, starle vicino, aiutarla, dedicarle del tempo libero. Questa è la carità che si fa personale e che senza essere mai facile, quando vissuta è certamente accompagnata da qualche riscontro gratificante.

La carità sociale, invece, è tendenzialmente, per sua natura anonima. Perché quello che si deve fare è predisporre le condizioni di tipo istituzionale, sociale, economico, per cui si possa meglio provvedere ai bisogni di tutti. Inoltre, a questo livello l’impegno passa attraverso momenti e gesti che non hanno niente di simpatico e gratificante: riunioni, incontri, momenti di analisi e confronto.

È una carità anonima e forse, per questo, più meritoria. Con la pazienza, con la competenza nel cercare, nell’ innovare, mantenendo nello stesso tempo i piedi ancorati per terra e puntando alla realizzazione vera dei servizi come un vero venire incontro alle necessità della gente.

Non a tutti è chiesto questo tipo di impegno, certamente. Ma a tutti è domandato – proprio in virtù della propria fede che non potrà mai essere relegata alla segreta intimità delle persone – di sentirci corresponsabili della salute delle istituzioni della società civile, e di esprimerci sugli avvenimenti che interessano i cittadini. E possiamo/dobbiamo farlo attraverso il voto che – lo sappiamo bene – non è stata conquista facile ed indolore e che rinunciare al quale può essere configurato per un cristiano in termini di “peccato”

Viva le elezioni, viva la democrazia.

Don Roberto Davanzo

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