XI Domenica dopo Pentecoste

  1. Entra in scena una nuova figura nella storia di Israele, la figura del profeta, Elia il Tisbita, capostipite di tutti i profeti che inquieteranno le coscienze di Israele, dei suoi capi e del popolo tutto. Entra in scena per denunciare un sopruso da parte del re Acab nei confronti di un uomo disarmato, Nabot di Izreel, che si permise di rispondere al re: “non posso cederti l’eredità dei miei padri”. Il re voleva una vigna, pronto a pagarla; era roba, oggetto di commercio. Ma per Nabot non era solo roba, era eredità, sentimento, memoria: realtà che nessuna moneta poteva comprare. Per questo affronto Nabot fu accusato ingiustamente e lapidato e il re potè appropriarsi della sua vigna.
  1. Ma la Parola del Signore fu rivolta ad Elia perchè facesse riecheggiare l’indignazione del Signore. Se noi fossimo fedeli alla Parola di Dio, dovremmo riempirci di indignazione contro ogni sopruso del potere che, sostituendosi a Dio, calpesta diritto e legalità, unica difesa di chi non ha difese. Già, perchè i profeti nell’AT mica appaiono per fare gli indovini che preannunciano il futuro. Appaiono ogni volta che la Parola del Signore gli arriva addosso e grazie ad essa leggono e giudicano il presente. I profeti parlano al posto di Dio per mostrare che la Parola di Dio ha come scopo quello di indicare il pensiero di Dio sulla storia, sulla società, sul modo di vivere da esseri umani, con sapienza e saggezza.
  1. Dunque: siamo capaci di indignazione, quella di Dio e dei profeti? O di fronte ai soprusi e alle ingiustizie scegliamo l’indifferenza? Quell’indifferenza che la parabola del Vangelo attribuisce al ricco senza nome, preoccupato solo dei suoi abiti griffati (indossava vestiti di porpora e di lino finissimo) e dei piatti dei suoi chef stellati (ogni giorno si dava a lauti banchetti), incapace persino di vedere, di accorgersi del povero Lazzaro, affamato e pieno di ulcere, che stava alla sua porta.
  1. Ma è chiaro che il rapporto tra il ricco e il povero Lazzaro parla di un virus che ha scavalcato il racconto della parabola, per diffondersi fino a quella che papa Francesco ha definito la “globalizzazione dell’indifferenza”. Non solo non vediamo il povero che sta alla porta di casa, ma non riconosciamo nemmeno i drammi che lacerano questo nostro mondo e generano i mali dai quali cerchiamo disperatamente di difenderci. Sempre papa Francesco ha parlato di quella “inequità che è la radice di tutti i mali”. Inequità economica che tocca la distribuzione della ricchezza, ma anche inequità che riguarda il meccanismo perverso con cui nelle nostre società alcune persone sono visibili, altre totalmente oscurate. Siria? Yemen? Chi ne ha sentito parlare negli ultimi mesi? Di fronte al riacutizzarsi dei flussi migratori dal Nord Africa, cerchiamo di salvare la nostra coscienza distinguendo i migranti che scappano da persecuzioni o guerre (e dunque da accogliere) dai migranti economici (che scappano dalla fame, da respingere). Ad un anno dalla ingloriosa ritirata dall’Afghanistan, chi parla ancora di quel paese, nazione mosaico destabilizzata dalle guerre scatenate dalle potenze europee ed occidentali e dall’avvelenamento ideologico della religione islamica? Chi riflette a fondo sulle cause dell’immigrazione forzata di tanti giovani figli di quella terra martoriata e sulla inadeguatezza della nostra comprensione di tutto questo?
  1. L’ex generale dei domenicani, Timothy Radcliff qualche tempo fa ammoniva: “Rendiamo visibili i poveri. Essi non compaiono nelle liste elettorali. Non hanno volto nè voce”. Ma per vederli, i poveri, ed indignarci della loro condizione, non abbiamo bisogno di rivoluzioni proletarie, nè di atti terroristici ad oltranza. Non serve nemmeno che un morto ritorni dall’al di là come dice Abramo nel dialogo con il ricco disperato tra le fiamme dell’inferno. Sono sufficienti “Mosè e i Profeti”, voci di Dio da ascoltare e la disponibilità a cambiare qualcosa della nostra vita. Mosè e i Profeti che nella bellissima pagina di Paolo trovano una efficace sintesi: “la carità non sia ipocrita”, come a dire che non basta riempirsi la bocca della parola amore, carità, solidarietà, …
  1. Compito a casa: tra un mese saremo chiamati ad esprimere il nostro voto per il rinnovo del parlamento. Le letture di questa domenica siano un faro capace di lluminare le scelte che nel segreto dell’urna siamo chiamati a compiere. Per essere buoni cristiani ed onesti cittadini.

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