Serve ancora pregare?

Serve ancora pregare?

Essere case della preghiera, oltre che case della carità

Nei giorni in cui esce questo Notiziario si celebrano i 10 anni dalla morte del Card. Martini che, nella sua prima Lettera Pastorale – era il 1980 – intitolata “La dimensione contemplativa della vita”, invitava a porre la proverbiale creatività milanese sotto l’ombrello di una interiorità da coltivare senza sosta. Seguendo questo orientamento l’Arcivescovo Mario Delpini offre alla Diocesi di Milano per il prossimo anno una Proposta Pastorale dal titolo “Kyrie, Alleluia, Amen” nella quale scrive: «Abbiamo bisogno di riflettere sulla preghiera, abbiamo bisogno di pregare. Non riesco a non pensare che la tristezza, il grigiore, il malcontento possano avere una radice anche nel fatto che preghiamo troppo poco». La rassegnazione di cui parla l’Arcivescovo va individuata su due fronti: anzitutto quello di un attivismo confuso, ansioso, tipico di questa fase di ripresa dopo la pandemia che rischia di considerare come irrilevante la preghiera. Il secondo riguarda una diffusa ricerca di interiorità che però non si schiude al dialogo, ad una parola del cuore che dia del “tu” a Dio e che si riduce ad una sorta di parlare con se stessi.

Una riflessione, quella di Delpini, che attraversa le tante sfumature della preghiera che una Parrocchia propone ed offre ai suoi fedeli: dalla liturgia eucaristica alla conoscenza della Sacra Scrittura, dalle espressioni devozionali ai gruppi di ascolto della Parola. Se la preghiera è presente in ogni forma religiosa, la proposta dell’Arcivescovo mette a fuoco come pregano i discepoli secondo l’insegnamento di Gesù: non perché Dio sia buono, per invocare o addirittura conquistare la sua benevolenza, ma perché Dio è buono e così dobbiamo fare noi.

In una stagione segnata, anche per la Chiesa, da incertezze e frustrazioni, l’Arcivescovo Mario sembra incoraggiare non tanto ad un supplemento di impegno e di generosità organizzativa, quanto a dare sempre più spessore ai tanti ambiti in cui si articola la vita di una parrocchia e scrive: «Vorremmo che le nostre comunità si riconoscessero anzitutto per essere case della preghiera, oltre che case della carità, scuole di preghiera, oltre che offerta di doposcuola». E non paiano queste indicazioni di scarso spessore “sociale”: la preghiera è radice, alimento, espressione della fede. Permette di entrare in profondità in quella relazione con Gesù che è la fede e che dona a ciascuno la grazia necessaria per affrontare ogni situazione della vita. La Chiesa che verrà non potrà che essere luogo della preghiera. Se la Chiesa esiste anzitutto per essere un luogo in cui chiunque possa incontrarsi con Gesù e scoprire l’ “appetibilità” della sua proposta per vivere una vita più ricca e più bella, allora intuiamo tutti quanto sia decisivo che la preghiera sia l’elemento qualificante l’organizzazione di una comunità cristiana.

Con inaspettata e felice sintonia, pochi giorni dopo la pubblicazione della Proposta Pastorale del Vescovo Mario, papa Francesco ha diffuso un documento sul ruolo che la Liturgia ricopre nella vita della Chiesa e sulla necessità di una formazione nell’ “ars celebrandi” per giungere tutti ad una “actuosa partecipatio”. A partire dalla consapevolezza che la Liturgia nella Chiesa non è una sacra rappresentazione di eventi del passato, ma la possibilità reale di vivere un incontro vivo con il Risorto, con il Verbo che si è fatto carne per entrare in comunione con ogni uomo ed ogni donna, siamo chiamati a coltivare un autentico stupore per il mistero pasquale e il desiderio di una seria e vitale formazione liturgica rispetto alla quale la nostra Parrocchia di Santo Stefano non potrà non rinnovare il proprio impegno favorendo occasioni e momenti peraltro presenti già da diversi anni. 

Da sempre nella nostra Parrocchia, come in ogni Parrocchia, viene riconosciuto un “primato” a quanto rientra sotto il nome di preghiera, liturgia, celebrazione. Basti pensare alle energie messe in campo per la celebrazione dei sacramenti, per la liturgia delle ore, per l’Adorazione Eucaristica, per la catechesi sulla Parola di Dio, per la devozione a Maria, … La Proposta Pastorale dell’Arcivescovo e la Lettera Apostolica di papa Francesco più sopra evocate ci incoraggiano a continuare su questa strada cercando di qualificare sempre di più la proposta liturgica con la convinzione che l’anno liturgico è la struttura educativa di base attraverso cui la Chiesa fa crescere i suoi figli verso una comunione sempre più piena col Signore e tra di loro.

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