Il coraggio, uno se lo può dare – per una pratica della fiducia

Il coraggio, uno se lo può dare – per una pratica della fiducia

Dal discorso di Sant’Ambrogio dell’Arcivescovo

Questo il titolo che l’Arcivescovo ha dato quest’anno al tradizionale “Discorso di Sant’Ambrogio”, tenuto alla vigilia del Santo Patrono di Milano e della Città Metropolitana nell’omonima Basilica milanese, presenti le diverse autorità civili e militari del capoluogo e della Regione Lombarda, con anche la partecipazione di circa 200 sindaci e amministratori comunali del nostro territorio.

E’ l’occasione, per il nostro Arcivescovo, per richiamare i responsabili della vita pubblica al loro impegno primario, che è quello della promozione del bene comune, offrendo spunti di riflessione per favorire un lavoro sinergico con la comunità cristiana: è rivolto quindi non solo agli addetti ai lavori, ma anche a ciascuno di noi.

Il titolo scelto è già di per sé provocatorio: fa il verso, negandola, alla celebre frase di don Abbondio nel romanzo dei Promessi Sposi, quando per giustificarsi di fronte al card. Federigo Borromeo della sua inettitudine se ne esce con questa massima: “il coraggio, uno non se lo può dare…”.

E’ necessario, invece, per l’Arcivescovo, ritrovare il coraggio della fiducia di cui abbiamo immensamente bisogno, perché viviamo di fiducia: senza di essa è impossibile relazionarci vicendevolmente.

Viviamo però in un contesto in cui la fiducia è diventata merce rara, perché ciò che prevale come clima generale è quello della paura, virus pericoloso fatto di sospetti, rabbia, sfiducia, una paura che a volte viene addirittura alimentata per interessi di parte, una paura che porta a conseguenze disastrose sia in ambito personale che sociale, impedendo un impegno duraturo per lo sviluppo di sé e della società: per questo è necessario trovare motivi per rinnovare questa fiducia, perché l’umanità tutta merita fiducia.

Ma come si può vivere con fiducia? Tre sentieri da percorrere.

  • La fiducia ha un fondamento irrinunciabile nel confidare in Dio, fondamento spesso censurato dal pensiero dominante come un fastidio, ma la cui negazione ha portato anche nella storia europea a violenze e disperazione, mentre uomini e donne di fede hanno contribuito in modo molto significativo a ricostruire dopo la guerra condizioni di libertà e solidarietà, di passi promettenti per il futuro.
  • La fiducia prende forma nel dialogo tra persone ragionevoli, sul presupposto di una stima vicendevole: “lo spettacolo desolante delle guerre con quello che comportano di distruzione di vite e di Paesi, di odio e di risentimenti che diventano inestirpabili deve convincere tutte le persone di buon senso a ostinarsi nel dialogo e nella trattativa”.
  • Nessuno può farcela da solo: le alleanze costruttive tra persone e corpi intermedi sono una buona pratica, basata sulla persuasione di avere sfide comuni da affrontare per costruire insieme una risposta.

Tra le varie emergenze e sfide che dobbiamo affrontare, come quelle della sanità, del lavoro, della pace, dell’ambiente, l’Arcivescovo si sofferma in particolare su queste tre: la crisi demografica, la problematica educativa e il fattore “migrazioni”, per incoraggiare interventi in questi ambiti particolarmente significativi.

“In conclusione, riconosciamo che la fiducia è la virtù doverosa di coloro che interpretano la vita come una vocazione. È un dovere per noi tutti e in modo speciale per coloro che hanno responsabilità per il bene comune. La fiducia è un dono che chiede di essere reciprocamente offerto. Significa: volgere lo sguardo con benevolenza verso l’altro. Fidarsi, avvicinandosi all’altro, mettere nelle mani dell’altro la propria speranza. Esprimere gratitudine, credere alla promessa che l’altro è per te”.

Val la pena leggere puntualmente i passaggi di questo Discorso di Sant’Ambrogio 2023: lo potete trovare completo a questo link:

don Luciano Angaroni

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