Orientamenti pastorali per l’anno 2023-2024

Pieno di vita – La vita è un dono ricevuto da Dio! Non nasciamo dal caso e per caso …


Pieno di vita!

Il tema dell’anno pastorale 2023-24

La vita è un dono ricevuto da Dio! Non nasciamo dal caso e per caso, ma abbiamo un’esistenza che ci è stata affidata, con un carico di amore che non si esaurisce e che riempie la vita di senso e di prospettiva. La vita è un dono che siamo chiamati a comprendere fin da piccoli – fin da ragazzi – per metterci in movimento, secondo quanto lo Spirito Santo ci suggerisce e ci indica, verso una direzione che realizza pienamente quello che siamo e ci conduce all’eternità! Quello che ci viene dato è un PIENO DI VITA, un’offerta che proviene da Dio stesso, un dono ricevuto dal Figlio di Dio, che si è incarnato ed è venuto nel mondo per darci tutto sé stesso e trasformare la nostra vita in una «cosa nuova», renderci persone nuove, capaci di vivere per amore, come Lui ha vissuto, e di vivere per sempre, perché Lui, sconfiggendo la morte, ci ha aperto le porte del Cielo.

Il Signore Gesù è l’unico che è PIENO DI VITA! È da Lui che possiamo ricevere «pienezza di vita»! Gesù ci riempie della sua esistenza, grazie al dono di sé stesso, al suo sacrificio, al suo amore. Gesù è il «Pane dal Cielo», il «Pane della vita» che sazia la fame di chi cerca un signifi cato alla sua esistenza, di chi ha bisogno di trovare la risposta alle sue domande e alle sue preoccupazioni. Donando sé stesso, Gesù ci fa fare il PIENO DI VITA, perché tutti i nostri giorni possano essere vissuti secondo un disegno meraviglioso nel quale siamo inseriti, dentro il quale siamo stati «pensati» e quindi «chiamati». Tutto quanto abbiamo ricevuto rende ciascuno di noi PIENO DI VITA e ci permette di sperimentare la gioia della comunione con Dio.

Possiamo vivere in modo stupendo, se riconosciamo il dono, se lo accettiamo con fede e, pian piano, con costanza e determinazione, costruiamo tutta la nostra esistenza sapendo una cosa fondamentale: Dio ci ha amato per primo e ci ha chiamati a vivere con Lui. In questo senso, nessuno è escluso dalla grazia. Tutti siamo chiamati a ricevere il dono di questa umanità nuova, più consapevole del significato dell’esistenza, più capace di agire e di amare, secondo una misura e un orientamento che è Dio a dare, perché grazie a Gesù noi possiamo conoscere la volontà del Padre. Così, ciascuno può fare il PIENO DI VITA accettando la comunione che Gesù offre ad ognuno di noi, sapendo di essere chiamato e accolto così com’è, nella sua identità e nella sua libertà più profonda, nella sua «originalità».

Per accogliere la vita di Dio non ci vogliono doti particolari, non occorre essere migliori degli altri o sentirsi dei «prescelti», basta dire il proprio «sì» con fede e accettare la sfida, basta sapere che «chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16, 25). A chi sceglie di seguire Gesù nella sua vita, basta sapere che Dio stesso si occuperà di «portare a compimento» l’opera che ha iniziato in ogni suo discepolo. La scelta della fede è qualcosa che matura con il tempo, ma che può essere definita fin da ragazzi. Ha bisogno di continue conferme (e di un accompagnamento costante), ma può diventare il «fi lo» che lega tutta la propria esistenza, fi no alla fine.

È per questo che noi educhiamo in oratorio: perché ciascuno dei ragazzi e delle ragazze a noi aff dati possa incontrare il Signore Gesù e fare da Lui un PIENO DI VITA, che è un invito a sforzarci di vivere come Gesù, a dare la vita, a fare della propria vita un dono, a spenderci per amore, perché l’unica vocazione che ci accomuna tutti è la vocazione ad amare. La scelta della fede è qualcosa che matura con il tempo, ma che può essere definita fin da ragazzi.

Per questa proposta non ci sono dei privilegiati, non ci sono percorsi di élite che coinvolgono alcuni e altri no. L’oratorio, sostenuto dalla comunità, deve trovare il modo di chiamare tutti i ragazzi e le ragazze del proprio territorio a partecipare a questa vita nuova, a fare il PIENO DI VITA. L’oratorio, trovando i metodi di animazione e di annuncio più opportuni, non si stancherà nel chiamare, anche se c’è chi non capisce tutto, non è costante, non si fi da abbastanza, accenna o grida un rifiuto.

Abbiamo a che fare con ragazzi e ragazze che crescono, che cambiano, che sbagliano, che sono naturalmente incostanti, ma che possono lasciarsi entusiasmare e affascinare dalla testimonianza di chi è PIENO DI VITA, perché si sforza di vivere secondo il Vangelo e in comunione con il Signore Gesù. La testimonianza di una comunità che educa, di comunità educanti riconoscibili e dedicate a ogni fascia d’età, è la prima cosa da ricercare nell’opera di un oratorio che sia PIENO DI VITA.

La proposta di questo anno oratoriano 2023-2024 PIENO DI VITA ci spinge a non arrenderci di fronte alle difficoltà e al rifiuto, a non farci vincere dalle stanchezze e dalle pigrizie, ma ad accettare la sfida di farci «portatori» del dono sovrabbondante della vita di Dio, che può investire e cambiare la vita di ogni ragazzo o ragazza che incontriamo, che accogliamo in oratorio o che andiamo a cercare per le strade.

Vorrei concludere facendo risuonare come provocazione anzitutto per noi adulti le parole che Papa Francesco ha rivolto ai giovani del mondo intero radunati a Lisbona questa estate per la Giornata Mondiale della Gioventù. «Se ci guardiamo indietro, vediamo persone che sono state raggi di luce, radici di gioia – i genitori, i nonni, preti e suore, catechisti, animatori, insegnanti – e tutti possiamo essere queste stesse radici per gli altri», suggerisce. Ma in che modo? Sapendo che «la gioia non è in una biblioteca chiusa e bisogna studiarla. La gioia occorre cercarla, scoprirla nel dialogo, anche se questo qualche volta stanca». «Vi siete stancati qualche volta?», domanda ancora il Papa ai pellegrini, offrendo subito la risposta: «Pensa a cosa succede quando sei stanco, non hai voglia di fare niente. Uno si lascia andare, smette di camminare e cade. Voi credete che una persona che cade nella vita, che ha fatto qualcosa di grave, sia un fallimento, che sia finita? No. Che cosa deve fare? Alzarsi». Il riferimento è «a un canto molto bello degli alpini che dice: “Nel salire la montagna quello che importa non è non cadere, ma non rimanere per terra”. Chi rimane per terra è un pensionato della vita, ha chiuso con la speranza. Quando vediamo qualcuno che è caduto, cosa dobbiamo fare? Aiutarlo a rialzarsi. L’unico momento in cui è permesso guardare una persona dall’alto verso il basso è per aiutarla ad alzarsi».

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