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Linee che provano a segnalare le priorità della nostra Parrocchia

Si intitolano così gli orientamenti pastorali che offriranno le linee su cui muovere i passi della nostra comunità parrocchiale in questo anno appena iniziato. Linee che, senza la pretesa di ridire ogni volta il “perché” di una Parrocchia, provano a segnalare qualche priorità, qualche sottolineatura rispetto al tempo che si sta vivendo e rispetto al luogo in cui una comunità cristiana si trova a svolgere la sua missione.

Il tempo che stiamo vivendo è davanti agli occhi di tutti: un tempo segnato da una pandemia dalla quale non siamo ancora usciti e che ci chiede di acquistare un supplemento di sapienza per capire che cosa conta veramente per vivere bene. Un tempo che non tollera quella stoltezza da cui spesso siamo stati contaminati e che ci conduce agli opposti eccessi della banale superficialità e della paura paralizzante.

Il cammino ci viene indicato dal magistero di Papa Francesco e del Vescovo Mario e punta al recupero di una abilità da tempo smarrita, quella relativa alla ineludibile dimensione comunitaria della vita umana e della stessa fede cristiana che il distanziamento sociale, cui siamo stati costretti, ha ulteriormente indebolito. Una dimensione comunitaria da recuperare anzitutto rispetto alla celebrazione dell’eucaristia che potrà essere vissuta in streaming solo in caso di reale impossibilità ad uscire di casa. Una dimensione comunitaria da recuperare – pur con tutti gli accorgimenti del caso – a livello di attività con i più piccoli (oratorio e Scuola Santa Caterina) e con gli adulti (catechesi, ritiri, pellegrinaggi).

Come cristiani non viviamo la solidarietà con gli altri fratelli uomini solo per i fatto di non essere stati preservati da nessuna delle conseguenze della pandemia. Viviamo una solidarietà responsabile perché ai nostri fratelli uomini dobbiamo offrire quel supplemento di sapienza di cui parlavo più sopra. Negli occhi di tutti resteranno le immagini della sera del 27 marzo, le parole e i gesti del papa amplificati dal vuoto di piazza san Pietro. Ma questo non è bastato. Non basta la voce del papa se la Chiesa non è «una» e non parla lo stesso linguaggio. Per questo siamo chiamati ad offrire al mondo una visione di Chiesa condivisa, quel “camminare insieme” che determina il sentirsi Popolo di Dio, parte di un corpo al di là e al di sopra delle singole appartenenze. La pandemia ha fatto emergere un mondo incerto sul da farsi, incapace di interpretare la situazione. Un mondo che non si può accontentare di dire “andrà tutto bene”, ma incapace di affermare che “tutto – anche una pandemia – concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno” (Rom 8,28).

A questo mondo siamo tenuti ad offrire una lettura cristiana degli eventi che, al di là di ogni lettura del covid-19 come flagello e come castigo, apra orizzonti di speranza.

Don Roberto Davanzo

Gli orientamenti pastorali “CHE COSA CONTA VERAMENTE per imparare a stare al mondo?” saranno presentati alla comunità parrocchiale lunedì 19 ottobre p.v. alle ore 21.00 in Basilica con la possibilità di seguire via streaming questo evento.

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dom 25

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dom 25

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