San Vincenzo

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La Società di San Vincenzo De Paoli

La Società di San Vincenzo De Paoli è un’organizzazione di laici cattolici diffusa nel mondo, fondata nel 1833 dal Beato Federico Ozanam e messa sotto il patrocinio di San Vincenzo De Paoli. Fu merito particolare di Vincenzo De Paoli di aver capovolto l’atteggiamento allora prevalente nei confronti dei poveri, che era di allontanamento ed emarginazione, per andarne in cerca e soccorrerli attraverso l’aiuto e la collaborazione di quante più persone fosse possibile, ispirandosi alla carità evangelica, che vede nel povero la persona di Cristo.

La San Vincenzo è presente sul territorio di Sesto San Giovanni e in particolare di Santo Stefano dal 1945. Il suo fine è la promozione della dignità della persona mediante l’impegno concreto per la rimozione delle situazioni di bisogno e di emarginazione, attraverso la ricerca di una maggior giustizia sociale.

Chi siamo

La San Vincenzo della Parrocchia Santo Stefano è costituita dalle consorelle vincenziane e da volontari e volontarie, amici e simpatizzanti, che s’impegnano con spirito collaborativo condividendo un comune cammino umano e spirituale. Operare uniti in un cammino di fede e carità stimola a curare i mali e rende migliori chi dona e chi riceve. La San Vincenzo opera a titolo gratuito e non persegue fini di lucro. Il Consiglio Centrale, a cui fa riferimento anche la Conferenza di Santo Stefano, si trova a Milano in Via Pisacane, 32. Al Consiglio Centrale ci si rivolge in casi particolari con progetti mirati per superare difficoltà economiche, per rintracciare centri di accoglienza, case di ospitalità per persone in difficoltà (anziani, ex carcerati o in libertà provvisoria, donne in difficoltà, ragazze madri…)

Che cosa facciamo

Aiutiamo le persone in difficoltà con aiuti materiali (alimentari, medicine, pagamento utenze, prodotti per l’infanzia…) e condividiamo attraverso il rapporto personale, le loro preoccupazioni in amicizia e rispetto, sostenendo anche le difficoltà educative delle famiglie. La nostra specialità è la visita domiciliare, per avere una visione globale dei problemi delle persone, al fine di aiutarle a risolverli, o almeno ad attenuarli. Collaboriamo con i Servizi Sociali e con Centri di Ascolto Caritas.
Nel 2009 in collaborazione con il Comune, coi supermercati il Gigante, Esselunga, Carrefour e ora anche la Coop e le Aziende farmacie comunali è partito il progetto LAST MINUTE MARKET, grazie al quale vengono ritirati generi alimentari e parafarmaci a breve scadenza e distribuiti alle famiglie bisognose. Nel 2012 abbiamo ampliato il progetto con il recupero dei pasti presso il Centro Cottura del Comune. Il progetto “un pasto solidale” prevede la presenza dei volontari presso il centro cottura di Via Falck dalle 14:15 alle 15. I volontari provvedono all’accoglienza e alla distribuzione del pasto alle persone. Un altro progetto di San Vincenzo è il BENE COMUNE progetto che consente nel tenere in ordine i giardini e per questo sono state inserite due persone senza lavoro.

A seguito dell’emergenza Coronavirus Covid-19 la nostra associazione ha dovuto sospendere sia la raccolta alimentare presso i supermercati sia la distribuzione del pacco mensile completo di tutti i prodotti alimentari. Purtroppo le famiglie stanno vivendo un momento di grave emergenza economica. Molti hanno perso il lavoro o perché avevano contratti a termine o perché non in regola oppure perché il datore di lavoro costretto a chiudere.
Siamo intervenuti con pagamenti di varie utenze e anche con l’acquisto di buoni spesa da utilizzare presso i supermercati. Questo per permettere di acquistare carne, formaggi, frutta ecc. Nei mesi di aprile e maggio 2020 abbiamo collaborato con il COC (Centro Operativo Comunale) del Comune e con l’assessore alle Politiche sociali Roberta Pizzochera, facendo pacchi con l’indirizzo dei nostri assistiti che sono stati ritirati e consegnati a domicilio dai volontari del Comune. Durante il mese di ottobre 2020 abbiamo ripreso con il ritiro del fresco presso i supermercati e prodotti del Banco Alimentare. Cerchiamo di lavorare in sicurezza ma la situazione sanitaria è molto grave: se dovesse peggiorare crediamo che si dovrà chiudere di nuovo tutta la distribuzione.

  • 22 maggio: vendita rose nel giorno di S. Rita
  • 13 giugno: vendita pane nel giorno di S. Antonio

Assistiamo attualmente 70 famiglie (38 italiane e 32 straniere) per un totale di 210 persone.

Per l’emergenza Covid l’ascolto/incontro del mercoledì è sospeso.

Orari distribuzione (Pacchi viveri)

  • Giovedì: dalle 14:15 alle 16:30
  • Indirizzo: via Giovanna d’Arco 100
  • Responsabile: Rosalia Polli, cell. 340 3762853
  • Email: lia.pol49@gmail.com

Per saperne di più:


Lo spreco degli uomini, lo spreco di Dio

Don Roberto Davanzo

Quello dello spreco, della eccedenza di produzione alimentare e del conseguente inutilizzo è uno dei temi con i quali fare i conti se si vuole affrontare in modo serio la questione della fame che ancora colpisce centinaia di milioni di esseri umani.
… ci siamo ripetuti innumerevoli volte che il pianeta è in grado di produrre cibo ben oltre le necessità dei circa sette miliardi di persone che lo abitano. Quello che ancora l’economia, la politica, la finanza e il mercato non sono riusciti a fare è permettere a tutti di accedervi in modo dignitoso. Con la conseguenza che risorse incalcolabili finiscono nella spazzatura dopo aver avuto bisogno di enormi energie per essere prodotte (in termini di acqua, di terra, di lavoro umano, …).
A fronte di questo modo di parlare dello spreco, la rivelazione cristiana parla di un Dio paradossalmente “sprecone” nel suo modo di mostrare il suo amore per l’uomo. Bastino alcuni esempi ben conosciuti da riportare alla memoria. Cominciamo con quello che l’evangelista Giovanni chiama il primo “segno” fatto da Gesù a Cana di Galilea: si trattò di circa seicento litri di acqua trasformata in vino di ottima qualità, a dire di un Dio che non sopporta che la vita dell’uomo perda la sua dimensione di festa. Ma poi pensiamo all’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci quando cinque pani divennero cinquemila e ci fu abbondanza e tutti mangiarono a sazietà. Fino allo spreco, al punto che gli avanzi vennero raccolti in dodici ceste. Uno spreco in cui però nulla andò perso, a differenza di come scandalosamente spesso facciamo noi umani.
Il messaggio del Vangelo è chiaro: con Gesù si entra in contatto con la sproporzione di Dio che parte dal calore di un pane che deve essere spezzato e non dalla freddezza del denaro che cerca la solitudine dei depositi bancari. In questa logica di uno spreco di Dio, di una esagerazione, di una sconfitta dei calcoli meschini degli uomini, riuscì ad entrarvi una donna, Maria la sorella di Lazzaro, quando nell’imminenza della passione di Gesù fece il gesto un po’ pazzo di versare sui suoi piedi una quantità incredibile di profumo di nardo che valeva un anno di salario di un operaio. Anche quella volta si trattò di uno spreco, ma Gesù difese Maria dalle critiche di Giuda: quella donna aveva intuito che andare dietro a Gesù significa liberarsi da qualsiasi aritmetica e accaparramento egoistico. Questo ci permette di affermare che una delle caratteristiche della vera carità è la gratuità, l’eccedenza. Mettersi di fronte al crocifisso significa assistere allo spettacolo di un amore talmente sconfinato da apparire incredibile. Ne deriva che il nostro impegno per l’uomo è vero se è gratuito, cioè se è universale, se ci fa stare dalla parte degli ultimi, se non ci fa chiedere nulla in cambio. Ma parlare di eccedenza dell’amore di Dio per l’uomo significa anche riconoscere che quell’amore va ben oltre i bisogni dell’uomo.
Ecco perché assieme alle “cose”, al “pane”, siamo chiamati al coraggio di saper offrire agli uomini un dono (e una notizia) che va oltre le loro richieste. È guardando Dio che la Chiesa apprende come servire l’uomo.
Concludo con il racconto di un’ultima esagerazione, di un ultimo spreco da parte di Dio. Se ne fa interprete il profeta Isaia quando descrive il destino ultimo dell’uomo come un grande banchetto che Dio preparerà al termine dei giorni (v. cap. 25), fatto “di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati”. Isaia parla di un banchetto ma allude a ben altro. Infatti il Signore “eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto”. È bello pensare a un Dio-cuoco raffigurato da Gesù risorto forse nella sua ultima apparizione ai discepoli (v. Gv 21) quando li incontra all’alba sulle sponde del lago di Tiberiade e prepara per loro una colazione di pane e pesce abbrustolito.
Poca roba rispetto alla profezia di Isaia, certo. Ma il fatto che sia il risorto a cucinarli annuncia che fornelli e pentole sono già all’opera.