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Un’ emergenza che ci paralizza e ci angoscia, ma da cui risorgeremo

Non sappiamo quanto tempo durerà questo stato di emergenza che ci paralizza e ci angoscia. Ma certamente ne usciremo. Certo, non a costo zero, non senza avere pagato un prezzo alto fatto di fratelli e sorelle morti e spesso nella solitudine, di attività economiche ridotte se non azzerate, di investimenti educativi apparentemente svaniti nel nulla.

Ma quando tutto sarà passato – grazie alle intuizioni della scienza, grazie alla sapienza della politica e grazie alla umile obbedienza dei singoli cittadini – non possiamo pensare di poter tornare al modo di pensare e di agire di “prima”. Ci dovrà essere anche una qualche forma di “Pasqua di risurrezione” che riguardi comportamenti singoli e collettivi, in assenza dei quali il rischio che tutto sia stato inutile resta come un’ipotesi angosciante.

Dunque, quali ambiti di risurrezione possiamo intravvedere una volta che tutto sarà passato?

  1. Intanto la disponibilità ad accogliere il nostro limite e la lotta contro ogni presunzione arrogante. Una vicenda come quella che ci sta colpendo non può non renderci più umili, meno presuntuosi, più miti. E essere miti non significa essere deboli, ma sapere mettere un limite alla nostra forza. Non siamo dei padreterni e la consapevolezza di questo forse ci renderebbe più morbidi e più affabili nelle nostre relazioni quotidiane.
  2. Il superamento culturale, prima che etico, di ogni assurda concezione individualistica. Se ci salveremo non lo faremo da soli: abbiamo bisogno gli uni degli altri. Persino dei cinesi, persino dei medici cubani, persino dei russi. E in questi ultimi giorni persino degli albanesi! Dunque, bando ad ogni sovranismo, nazionalismo, suprematismo. Tutte visioni avvelenate della politica e del modo di costruire una società che – credenti e no – non ci potremo più permettere di sostenere. Solo il Vescovo di Milano – da ciò che ho sentito – ha avuto il coraggio ogni mattina, alle 6.28, di proporre un minuto di preghiera, uno sguardo mondiale, perché la preghiera degli ambrosiani avesse il respiro del mondo, sapesse mettersi in sintonia con gli infiniti motivi di apprensione per conflitti e guerre e violenze.
  3. La sconfitta di ogni egoismo disobbediente e anarchico. Un egoismo che si manifesta negli innumerevoli tentativi di coltivare lo stile dei “furbetti”, nell’illusione che ciò che conta è che io possa cavarmela. E che gli altri si arrangino. Un egoismo disobbediente e anarchico tipico di chi sistematicamente evade il fisco, di chi non si pone il problema della immoralità della produzione e commercializzazione di armi in nome del business. Le tasse, diceva il ministro Padoa Schioppa, sono una cosa bellissima. Vi ricordate: lo riempirono di insulti!
  4. La valorizzazione di un sistema sanitario di qualità e per tutti. In queste settimane abbiamo dovuto fare i conti e ci siamo leccati le ferite delle conseguenze di progressivi e sistematici tagli alla sanità che hanno rischiato di minare un sistema costruito per decenni e riconosciuto tra i più efficienti al mondo. Eppure, in questi drammatici giorni tutti sono stati curati e trattati con professionalità e generosità, persino quelli che magari le tasse non le hanno pagate con regolarità!
  5. Risorgere dopo il Covid-19 significherà potenziare un rinnovato senso civico, riscoprire il valore del bene comune. Sconfiggere quel campanilismo che fa sempre denigrare le scelte degli altri. Va bene la retorica dei flash mob, degli inni di Mameli cantati dai terrazzi, dei video sulla rete che assicurano che tutto andrà bene. Ma da questa situazione dovremo uscirne disposti a pagare un prezzo salato, quello che ci deve vedere disposti ad un esame di coscienza popolare e nazionale. Sarà il modo di permettere alle nostre straordinarie potenzialità di dare il meglio di sé. Per il bene nostro e dell’umanità intera.

Buona Pasqua di Risurrezione a tutti!

Don Roberto Davanzo





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