Musica e Canto


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Una sola Chiesa, molti ministeri…

Accanto al ministero del vescovo, del presbitero e del diacono la vita e l’insegnamento della Chiesa hanno sempre visto e ammesso l’esistenza di altri ministeri: ministeri “non ordinati” che non nascono dal sacramento dell’Ordine, ma dai sacramenti dell’iniziazione cristiana e sono ‘istituiti’ dalla Chiesa sulla base dell’attitudine che i fedeli hanno, in forza del battesimo, a farsi carico di compiti e mansioni speciali nella comunità. Questi ministeri rappresentano una grazia per la comunità, ossia un dono che lo Spirito Santo concede per il bene della Chiesa; e comportano pure, per quanti li assumono, una grazia, non sacramentale, ma invocata e meritata dall’intercessione e dalla benedizione della Chiesa”.

Perché cantare?

Un antico detto recita: «Chi canta, prega due volte». E sant’Agostino aggiunge: «Il cantare è proprio di chi ama». Il canto è l’espressione concreta della gioia del cuore e, allo stesso tempo, lo strumento più immediato e comune della preghiera. Se da un lato, infatti, muove a commozione, propizia la riflessione e la meditazione, unisce le diverse voci, dall’altro, nello specifico liturgico, esalta il significato della Parola, dispone i cuori a Dio, favorisce l’unione dell’assemblea e ne permette la partecipazione più attiva. Il canto liturgico è il tenero e amorevole linguaggio con cui i fedeli riuniti “dialogano” con Dio.

Cantare nella liturgia

Musica e canto cooperano, a loro modo, ad esprimere il sentire della Chiesa che «dialoga» con Dio «attraverso i riti e le preghiere». In ragione del mistero del culto cristiano, il Concilio Vaticano II ricorda: «la Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei e muti spettatori a questo mistero di fede, ma che partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attiva- mente». Ciò significa che cantare la liturgia non è esattamente come cantare durante una liturgia, e che l’elemento canoro non si pone a lato dei riti e delle preghiere, ma appartiene alla stessa celebrazione.

Un canto della comunità…

Il cantare esprime l’anima di un popolo, l’identità di una comunità, la sua tradizione, favorendo il senso di appartenenza e di comunione. Ciò viene a dire che il canto e la musica per la liturgia sono espressione della identità della Chiesa raccolta in preghiera nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La musica sacra costituisce un deposito prezioso che narra il sentire della Chiesa di Cristo. Essa è espressione della fede della Chiesa e del suo sentire comunitario, ben oltre i sentimenti, i gusti e le emozioni soggettive dei singoli attori.

La preghiera diventa canto…

Quando si suona e si canta dentro la liturgia si è al servizio di essa e prima ancora che musicisti e cantori si è fedeli che partecipano alla preghiera della comunità prestando il loro servizio cantando e suonando. Canto e musica svolgono il loro servizio liturgico se sono eco della gloria di Dio che si manifesta attraverso i segni. Quando celebrano sé stessi scadono nella idolatria, risultando un ostacolo all’incontro con il Dio vivente. Il loro fine, infatti, non è tanto quello di far ascoltare a degli spettatori un’opera musicale fine a sé stessa, quanto di rendere visibile attraverso il suono la dimensione discendente e ascendente della celebrazione cristiana, ossia il dialogo salvifico tra Dio e il suo popolo.

Domande frequenti

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