San Clemente

Origine e provenienza

La chiesa prepositurale di Sesto San Giovanni possiede un tesoro preziosissimo; custodisce infatti il corpo di san Clemente. Non sappiamo nulla, né il nome né la vita né la morte, di questo santo il cui corpo fu ritrovato il 5 dicembre 1824 a Roma, nelle catacombe di san Callisto, accanto ad un vaso di sangue che ne attestava il martirio. Le reliquie, attribuite a un martire di nome Clemente, il nome di uno dei primi papi, rimasero in una chiesa di Roma fino a quando, per interessamento della marchesa donna Luisa Busca nata Serbelloni, giunsero a Milano il 23 novembre 1826 a palazzo Marino, sede, allora, della dogana generale; da qui, prelevate il 27 dello stesso mese da don Origo insieme a due fabbricieri, furono portate a Sesto e accolte a suon di campane dal popolo plaudente. Prima che le reliquie potessero essere esposte al culto, fu necessario procedere alla ricognizione, di cui si occupò il parroco nella sua casa, alla presenza del coadiutore e di due testimoni: poi si provvide alla ricomposizione delle ossa, lavoro del quale furono incaricati il medico di Sesto, Carlo Girotti, ed il medico di Precotto, Domenico Pollenghi, sotto la guida espertissima di padre Innocenza Monguzzi, provinciale dei Fatebenefratelli di Milano.

Il problema della collocazione

Desiderando collocare degnamente l’urna del Santo, si commissionò alla ditta Franzini di Milano una cappella con altare di marmo, su disegno di Pizzagalli; e per rivestire le sacre spoglie il nobile Giuseppe Crotta fornì una preziosa dalmatica di seta rossa ricamata in oro ed argento, i guanti, i sandali, la corona e la palma di fiori, il materassino ed il guanciale. Il 28 settembre 1827 l’urna, chiusa e suggellata, fu esposta al culto nella casa parrocchiale e divenne meta continua di pellegrinaggio; il giorno seguente fu trasportata in processione alla chiesa e posta nella nuova cappella sul cui altare, il giorno 30, furono celebrate numerose sante Messe. Le feste terminarono il primo ottobre con un solenne «Te Deum». In occasione del cinquantenario della traslazione furono sostituiti i guanti ed i sandali, di cui si sono perse le tracce, e la corona; la palma di fiori conservata in buono stato e venerata come reliquia, è custodita oggi dai nipoti eli Samuele Mandelli, allora fabbriciere della parrocchia, al quale era stata affidata da don Gaetano Biffi coadiutore di don Alfonso Brambilla.

Una nuova casa

Quando fu inaugurata la chiesa nuova, l’urna del martire venne prelevata dalla antica chiesa barocca e, dopo essere stata portata processionalmente e trionfalmente per tutte le vie del paese fino al tramonto, fu deposta nella cappella del transetto, a destra dell’altare, del nuovo Tempio. Nel1902, la sera del 29 agosto, fu estratto dall’urna il corpo di san Clemente, alla presenza eli monsignor Nasoni, allo scopo eli ripulirne le vesti e l’interno della cassa in previsione delle feste per il 75o anniversario, che sarebbero state celebrate nei giorni 7, 8 e 9 settembre, presente il cardinale Ferrari. In quell’occasione fu allestito sotto la cupola un gran palco; sopra, alla vigilia, fu posta dai Confratelli l’urna del santo adornata da quattro grandi nuovi candelabri. Il risultato fu un «magnifico- e memorabile colpo d’occhio “. “Ancora più solenni” furono le feste del centenario, promosse sempre da don Molteni nei giorni 17, 18 e 19 settembre 1927, «per ricchezze di pararnenti, per fervore di popolo, per luminarie”. In quella ricorrenza fu affidata a Mario Albertella la decorazione della cappella del Santo e delle due vetrate che rappresentano sant’Alessandro e san Giorgio.


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